Cucchi, il depistaggio per coprire la verità: indagati 5 carabinieri e un avvocato. Intercettazione choc: «Magari morisse»

Stefano Cucchi

L’intercettazione che fa ribrezzo, perché svela l’assoluto dispregio che certi esponenti dell’Arma, i tutori della Legge, hanno dimostrato per la vita di un uomo, la vita di Stefano Cucchi, che non era certo uno stinco di santo ma di sicuro non meritava di morire per mano di chi i cittadini dovrebbe proteggerei dovrebbe insegnare che chi sbaglia paga ai sensi di Legge e non volere di ‘giustizieri della notte’: «Magari morisse, li mortacci sua», dice il carabiniere Vincenzo Nicolardi in una conversazione, intercettata, con con il capoturno della centrale operativa del comando provinciale avvenuta tra le 3 e le 7 del mattino del 16 ottobre del 2009, ovvero il mattino dopo l’arresto di Stefano Cucchi per possesso di 28 grammi di hashish.
E poi le prove, tante prove, sull’insabbiamento della verità. «Questa storia è costellata di falsi iniziati subito dopo il pestaggio e proseguiti in modo ossessivo dopo la morte di Cucchi», ha detto stamattina, con l’amaro in bocca, il pm Musarò al processo sull’omicidio (preterintenzionale) che vede imputati tre carabinieri, mentre altri due militari sono accusati – a vario titolo – di episodi di falso e calunnia. Bugie su bugie. Che hanno portato all’apertura di un nuovo fascicolo di indagine per falso, che oggi vede sei persone sotto accusa. Cinque sono carabinieri e uno è un avvocato. Spicca il nome del tenente colonnello Francesco Cavallo all’epoca dei fatti capufficio del comando del Gruppo carabinieri Roma. Indagati anche il luogotenente Massimiliano Colombo, comandante stazione Tor Sapienza, interrogato la scorsa settimana; Francesco Di Sano, il carabiniere di Tor Sapienza, dalle dichiarazioni del quale è scattata l’indagine; il maresciallo Roberto Mandolini, già comandante stazione Appia e imputato nel processo in corso davanti alla prima Corte d’Assise; il maggiore Luciano Soligo, ex comandante della compagnia Talenti Montesacro. L’avvocato indagato è, invece, Gabriele Giuseppe Di Sano.

Secondo quanto emerge in particolare da una mail allegata agli atti, sarebbe stato Cavallo a chiedere a Colombo di apportare delle modifiche all’annotazione di servizio sullo stato di saluto di Cucchi, al suo arrivo a Tor Sapienza dalla caserma Casilina. Gli atti di questa indagine sono stati depositati questa mattina al processo sull’omicidio (preterintenzionale) di Stefano Cucchi, per il quale sono imputati tre carabinieri, Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco (che nell’ultima udienza ha confessato accusando gli altri due). Tedesco risponde anche di falso nella compilazione del verbale di arresto di Cucchi e calunnia insieme al maresciallo Roberto Mandolini, all’epoca dei fatti a capo della stazione Appia, dove venne eseguito l’arresto. Vincenzo Nicolardi, anche lui carabiniere, è accusato di calunnia con gli altri due, nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che vennero accusati nel corso della prima inchiesta sul caso. La prossima udienza è fissata per il 7 novembre.
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mercoledì, 24 ottobre 2018 - 20:57
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