Bonafede chiede scusa agli avvocati dopo averli definiti ‘azzeccagarbugli’ ma la toppa è peggiore del buco

Alfonso Bonafede
Alfonso Bonafede, il ministro della Giustizia
di Manuela Galletta

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, alla fine, ha dovuto chiedere scusa. Ha dovuto chiedere scusa agli avvocati di tutta Italia dopo averli definiti, in maniera improvvida, «azzeccarbugli» nel tentativo di difendere la riforma del blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado dall’attacco di Giulia Bongiorno, avvocato pure lei ma soprattuto ministro in quota Lega. Quella Lega che è al Governo insieme ai grillini e che, è ormai chiaro, la riforma della prescrizione così come i Cinque Stelle l’hanno pensata non intende avallarla.

Torniamo alle scuse di Bonafade. Con un post (riaparatore) su Facebook pubblicato domenica, cioè il giorno dopo l’esplosione delle polemiche che hanno travolto il ministro per via di quell’«azzeccagarbugli» e dell’insinuazione che gli avvocati difendano i «furbi» allo scopo di fregare la Giustizia, il ministro ha recitato il ‘mea culpa’. Ma anche stavolta la toppa è stata peggiore del buco. Scrive il ministro: «Ieri, utilizzando il termine “azzeccagarbugli”, intendevo richiamare la percezione che hanno i cittadini di fronte alla possibilità, per i tanti “furbetti” di questo paese, di utilizzare vari espedienti e artifizi giuridici con il risultato di difendersi dal processo e non nel processo, che deve essere celere, equo e rispettoso di tutte le garanzie previste dalla Costituzione. Non era mia intenzione offendere, come è stato detto, la categoria degli avvocati e mi spiace se ho utilizzato una frase che poteva essere equivocata». Com’era prevedibile Bonafede ha sottolineato di essere stato equivocato, ma il punto è che leggendo questa parte delle scuse che vi abbiamo riproposto emerge con chiarezza che il ministro ha un concetto della Giustizia e del ‘sistema Giustizia’ assai lontano da quello di un uomo di Diritto, che lui pure ha studiato essendo laureato in Giurisprudenza ed essendo avvocato, mentre è assai vicino a quello dell’uomo comune che non mastica i codici.

Esaminiamo alcuni punti nodali: il ministro dice che usando il termine «azzeccagarbugli intendeva richiamare la percezione che hanno i cittadini…». Forse Bonafede non s’è reso conto che richiamando questa percezione, l’ha fatta propria. Quindi l’ha avallata. E un uomo del Diritto, soprattutto un ministro, ha invece il dovere di stigmatizzare convinzioni sbagliate e soprattutto provare a spiegare perché esse sono errate. Secondo punto: Bonafede dice che i furbetti, per il tramite dei loro avvocati che li rappresentano, utilizzano «vari espedienti e artifizi giuridici». Ora, volendo evitare qualsiasi analisi dei termini espedienti e artifizi usati dal ministro, viene però spontaneo da sottolineare che quelli che Bonafede chiama ‘espedienti e artifizi’ non sono altro che, in Diritto, ‘eccezioni’. Vale a dire: se durante un processo o in sede di indagini preliminari, un avvocato rileva che non si è rispettata pedissequamente una procedura, l’avvocato solleva un’eccezione. Ossia, richiama l’attenzione di un giudice a verificare se effettivamente sia stata commessa una forzatura, se effettivamente ci sia un’anomalia procedurale che inficia il ‘passaggio’ incriminato. Va sottolineato anche, e il dato non è secondario, che spetta sempre e comunque a un giudice accogliere o respingere l’eccezione. Quindi, a conti fatti, e seguendo il ragionamento del ministro, se i ‘furbetti’ riescono a scansarla non è colpa di un avvocato, bensì di un giudice che, forse per quel che sembra di capire dal post, cade a sua volta nel ‘tranello’ degli ‘espedienti e artifizi’. E, allora, a chiusura di questa analisi del Bonafede-pensiero viene da chiedersi se con le scuse agli avvocati, il ministro non abbia finito con l’offendere anche i magistrati. Di sicuro la toppa è stata peggiore del buco.

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lunedì, 5 novembre 2018 - 11:18
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