‘Ndrangheta, incubo finito a Reggione Emilia: dopo 6 ore Amato si arrende, aveva preso in ostaggio dipendenti delle Poste

carabinieri

Sei ore di tensione. Francesco Amato, il calabrese che stamattina alle 9 si è barricato in un ufficio postale a Reggio Emilia sequestrando i presenti, alla fine si è arreso. Si è arreso e si è consegnato ai carabinieri per sei interminabili ore hanno lavorato per cercare di convincerlo a liberare gli ostaggi (cinque un tutto, uno dei quali – una dipendente – liberata poche ore dopo) e a non compiere gesti sconsiderati.

Amato aveva deciso di porre in essere un’azione dimostrativa allo scopo di urlare la sua innocenza rispetto ai fatti a lui contestati nel processo ‘Aemila’ sull’infiltrazione della ‘ndrangheta a Reggio Emilia per effetto dei quali è stato condannato in primo grado a 19 anni e un mese. Il comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Emilia, Cristiano Desideri, che ha coordinato le operazioni, ha spiegato che Amato «sostanzialmente riteneva di essere stato vittima di un ingiusto processo e che la condanna a 19 anni fosse una pena che lui non meritava perché, a suo dire, non appartiene alla ‘ndrangheta”». «Queste sono le motivazioni alla base delle quali abbiamo incominciato a intavolare una negoziazione – ha spiegato il colonnello – che ha consentito di poter liberare tutti gli ostaggi». Ad arrendersi lo ha convinto «il tempo la pazienza e soprattutto il dialogo – ha continuato Desideri – cercando di indurlo alla riflessione che le persone che stava intrattenendo non avevano nessun tipo di colpa. Abbiamo fatto leva su un senso di umanità che non può prescindere anche da gesti che possono essere cosi’ violenti in apparenza». (leggi la cronaca della mattina sul sequestro e sulla posizione di Amato nel processo cliccando sul link)

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lunedì, 5 Novembre 2018 - 18:26
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