La Camera dà il via libera: stop rito abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo. La magistratura alza la voce

Tribunale Giustizia
di Manuela Galletta

Se la riforma della prescrizione è per ora ferma nello stallo dello scontro Lega-Cinque Stelle, la riforma del rito abbreviato che pure ha sollevato una pioggia di polemiche sia nel mondo dell’avvocatura che in quella della magistratura (quest’ultima rimasta in silenzio sulla prescrizione) viaggia invece veloce verso l’approvazione e la trasformazione in legge. Ieri, martedì 6 novembre, nella giornata più calda per la lite tra Carroccio e grillini sulla possibilità di rendere eterni i processi, l’Aula della Camera, dopo aver respinto la questione pregiudiziale presentata, ha approvato la proposta di legge della Lega, a prima firma Nicola Molteni, che modifica l’accesso al rito abbreviato da parte degli imputati.

La proposta di legge nega la possibilità di ricorrere al rito abbreviato (che permette all’imputato di ottenere uno sconto di pena come “contropartita” per la rinuncia al dibattimento, quindi consentendo un processo più veloce) ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo. Tra i reati, dunque, che potrebbero non essere più oggetto di discussione di un rito abbreviato (così come stabilisce la riforma Molteni) ci sono i delitti di devastazione, saccheggio e strage (art. 285 del codice penale), strage (art. 422 codice penale), omicidio aggravato (artt. 576 e 577 codice penale), nonché delle ipotesi aggravate di sequestro di persona (art. 605, IV comma, codice penale, art. 630, III comma, codice penale). La riforma prevede però la possibilità per l’imputato di «presentare richiesta di rito abbreviato solo se la richiesta è subordinata ad una diversa qualificazione dei fatti o all’individuazione di un reato diverso allo stato degli atti (nuovo comma 5-ter). In sostanza, l’imputato può chiedere al giudice dell’udienza preliminare di valutare l’imputazione formulata dal PM per, eventualmente, derubricare il reato in un delitto per il quale non sia previsto l’ergastolo e così consentire l’accesso al rito speciale e al conseguente sconto di pena». Una clausola che rischia di creare confusione.

La riforma è stata approvata alla Camera con 280 voti favorevoli dalle file del partito di Matteo Salvini e da quelle del Movimento 5 Stelle, nove contrari dalla parte di Liberi e Uguali e 199 astenuti raccolti tra i deputati del Partito Democratico, di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e del Movimento Associativo Italiani all’Estero. La legge passa al Senato per l’approvazione definitiva.

Contro la riforma passata alla Camera si è levata immediatamente la voce di una fetta della magistratura. Il coordinamento nazionale di Area democratica per la giustizia ha lamentato che la disposizione «rischia di avere pesanti ricadute sui carichi delle Corti d’assise, imponendo la celebrazione di lunghi e impegnativi dibattimenti penali che, con la disciplina attuale, possono invece essere definiti rapidamente con il giudizio abbreviato, il quale consente di pervenire in tempi ragionevoli ad una sentenza definitiva nell’interesse dell’imputato e delle parti civili». Secondo l’associazione delle toghe progressiste, la norma «appare incoerente con il principio della ragionevole durata del processo e frustra l’obiettivo della deflazione che il Governo, con altri interventi, sostiene di voler perseguire». (Sul numero di domani del quotidiano digitale un approfondimento sul tema. Per leggere il nostro giornale basta accedere alla sezione ‘Sfoglia il Quotidiano’. Un mese costa 10 euro, provalo e poi decidi se continuare a seguirci). 

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mercoledì, 7 Novembre 2018 - 18:56
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