‘Ndrangheta, mani sulla Sanità: 23 arresti
 Monopolio sul trasporto del sangue, ai domiciliari ex deputato centrodestra

Guardia di Finanza

Le mani della ‘ndrangheta nel settore della Sanità. L’infiltrazione nella gestione di importanti appalti avallata anche da esponenti della politica. E’ il filo conduttore dell’inchiesta denominata ‘Quinta Bolgia’ che stamattina è sfociata nell’esecuzione di 23 misure cautelari, 12 delle quali sono misure agli arresti domiciliari, nonché nel sequestro di beni per complessivi 10 milioni di euro. Due gruppi imprenditoriali (Putrino e Rocca) avrebbero creato un «un assoluto monopolio, nel redditizio settore delle autoambulanze sostitutive del servizio pubblico, delle onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue». Questo grazie, sostengono gli inquirenti, all’appoggio di alcuni politici locali ma anche all’appoggio di figure apicali all’interno dell’Azienda Sanitaria di riferimento. E’ in questo scenario che ricade all’arresto (ai domiciliare) di Giuseppe Galati, ex deputato ed ex sottosegretario del centrodestra. Dietro le due ditte, sostengono gli inquirenti, c’è la ‘ndrangheta, alle quali le ditte ‘indagate’ sarebbero collegate.

Accade in Calabria, nel territorio di Lamezia Terme per l’esattezza (comune già commissariato per mafia). E’ quanto oggi viene teorizzato nell’ambito dell’indagine condotto dal Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro che ha acceso i riflettori si due diversi gruppi che sarebbero entrambi riconducibili alla cosca confederata degli “Iannazzo-Cannizzaro-Daponte”.

Il gruppo Putrino sarebbe riuscito dal 2009 ad acquisire una posizione di dominio, «aggiudicandosi – scrivono gli investigatori – la gara di appalto relativa alla gestione del servizio sostitutivo delle ambulanze del 118 bandita dall’Asp di Catanzaro». In particolare gli inquirenti ritengono che il gruppo Putrino avrebbe operato per sette anni (dal 2010 al 2017) senza una gara formale, avvantaggiandosi di «di plurime, reiterate oltre che illegittime proroghe, in alcuni casi addirittura tacite, ottenute in considerazione dei privilegiati rapporti tra i vertici del gruppo criminale e numerosi appartenenti di livello apicale dell’Asp di Catanzaro all’epoca in servizio, tra i quali Giuseppe Perri (già commissario straordinario e poi direttore generale fino all’agosto 2018) e Giuseppe Pugliese, già direttore amministrativo sino all’ottobre 2017, e ancora in servizio, quali Eliseo Ciccone (già responsabile suem “118” ed ora destinato ad altro incarico) nei cui confronti vengono contestati plurimi episodi di abuso d’ufficio». Analoghe condotte, con l’aggravante della finalità mafiosa, vengono contestate anche a due esponenti storici della politica lametina, che secondo gli investigatori avrebbero «rappresentato l’anello di congiunzione tra il contesto ‘ndranghetistico e la dirigenza Asp coinvolta». Il primo è  Giuseppe Galati, già  più volte parlamentare e componente, con incarichi di assoluto rilievo, di tre compagini di governo delle passate legislature. Galati, avvocato, 57 anni di Catanzaro, è stato deputato per oltre vent’anni, tra il 1996 e il 2017 (legislature XIII, XIV, XV, XVI): eletto con Forza Italia, è passato poi al Gruppo Misto e infine a Noi con l’Italia-Scelta Civica. E’ stato per tre volte sottosegretario nei governi Berlusconi II, II e IV (alle Attività produttive per due volte, poi all’Istruzione, all’università e alla ricerca); da ottobre 2013 a marzo 2018 è stato vicepresidente della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale e, dal maggio 2013 al luglio 2015, segretario della V Commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei Deputati. Il secondo politico che sarebbe stato l’anello di congiunzione è  Luigi Muraca 50 anni, ex consigliere del Comune di Lamezia Terme, sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2017. Il secondo gruppo, quello dei Rocca, sarebbe entrato in campo quando la ditta dei Putrino è stata colpita da un provvedimento antimafia emesso dalla prefettura di Catanzaro.

Tra gli scenari ricostruiti dagli investigatori c’è anche la circostanza che vede i dipendenti dei due gruppi imprenditoriali muoversi liberamente e con estrema disinvoltura negli uffici dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzari. I dipendenti, sostiene la procura, avrebbero avuto «la disponibilità delle chiavi di alcuni reparti dell’ospedale, la possibilità di consultare i computer dell’asp onde rilevare dati sensibili in merito a degenti, l’ingresso presso il deposito farmaci dedicato alle urgenze del pronto soccorso».

Leggi anche:
– Ryanair e Wizz Air, il bagaglio a mano si paga ancora: Antitrust ignorata, scatta anche la denuncia in procura
– Tentano di sfuggire ad un posto di blocco dei carabinieri ma sbattono contro un palo: morti due 19enni nel Bolognese
– Imputati detenuti ammassati in gabbia e avvocati in piedi per quasi otto ore | Le disfunzioni del sistema Giustizia

lunedì, 12 novembre 2018 - 12:02
© RIPRODUZIONE RISERVATA