Caivano, il blitz al Parco Verde: i pusher fotografavano le carte di identità dei clienti per minacciarli se li avessero accusati

intercettazioni

Per cercare di limitare i danni di indagini per spaccio di droga a loro carico, il gruppo criminale del ‘Parco Verde’ di Caivano guidato da Rosa Amato detta ‘a terrorista, cercava di fare pressioni – quando possibile – anche sugli acquirenti della droga che venivano fermati dalle forze dell’ordine durante controlli di routine sulle piazze di spaccio. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip Egle Pilla del Tribunale di Napoli che ha disposto l’arresto in carcere di nove persone (solo sette misure sono state eseguite).

Il 20 agosto del 2016 i carabinieri di Caivano fermarono due acquirenti e li portarono in stazione per ascoltarli. Domenico Sabatino (arrestato) e un’altra persona non interessata da questa indagine si appostarono all’esterno della caserma, a bordo di una macchina sulla quale gli investigatori avevano piazzato una cimice, perché avevano saputo che al momento del fermo uno dei ragazzi si era detto disposto a raccontare tutto non appena i carabinieri gli chiesero i documenti. Alcune donne avevano assistito alla scena del ‘fermo’ degli acquirenti e avevano informato gli uomini che uno dei ragazzi aveva pure detto che il pusher aveva un tatuaggio in petto.

L’appostamento però non ebbe l’esito sperato, e allora Domenico Sabatino contattò al cellulare uno dei clienti chiedendo di incontrarlo. «Che domande ti hanno fatto le guardie?», domanda Sabatino parlando al telefono. L’altro fa il vago: «Ci hanno detto: ‘Che state a fare qua, che state a fare qua… ». Sabatino non è convinto e quindi dà appuntamento al ragazzo. Di questo incontro non c’è traccia negli atti di indagini, perché non si è riusciti a ‘monitorarlo’. Ma è lo stesso Sabatino, parlando più tardi con un uomo non identificato, a fare un resoconto puntuale: «L’ho acchiappato… non mi ero neanche accorto… gli sono corso dietro… l’ho incatastato… gli ho detto: di dove sei? Fratè, se hai detto qualcosa, io ti faccio, io ti dico… Dimmelo ora sei hai detto qualcosa.. E lui: no, non ho detto niente. E io: dammi la tessera. Ho fatto la fotografia…». Secondo gli investigatori Domenico Sabatino scattò una foto al documento di identità del ragazzo, assicurandosi così la possibilità di rintracciarlo qualora avesse scoperto che il ragazzo avesse reso dichiarazioni accusatorie. (Sul quotidiano digitale di domani mercoledì 14 novembre gli approfondimenti sull’inchiesta al Parco Verde di Caivano. Per leggere il quotidiano digitale occorre accedere alla sezione ‘Sfoglia il Quotidiano’ e abbonarsi)

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martedì, 13 novembre 2018 - 17:04
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