Prescrizione: giuristi, magistrati e politici all’assemblea nazionale dei penalisti in difesa della Costituzione

Grande affluenza all'assemblea nazionale dei penalisti al Teatro Manzoni a Roma

In difesa della Costituzione si sono mobilitati in tantissimi. Non solo i penalisti, promotori di quattro giorni di sciopero nazionale e organizzatori dell’evento in corso al Teatro Manzoni di Roma. Nella gremitissima sala ci sono docenti universitari (50 docenti di Diritto penale, Procedura penale, Diritto costituzionale), magistrati ed anche esponenti del mondo della politica. «Una protesta senza precedenti», l’ha definita l’avvocato Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Ucpi. E non solo per via della massiccia partecipazione all’assemblea al teatro Manzoni, ma anche perché in questi giorni di sciopero ben 136 Camere penali in Italia hanno organizzato iniziative per discutere della prescrizione. «Si è colta la consapevolezza del momento storico», ha commentato Caiazza. «Questo straordinario consesso di oggi, che vede presenze così illustri e numerose dell’Accademia, accanto ai penalisti italiani, è l’atto costitutivo del manifesto della giustizia penale liberale che abbiamo proposto», ha aggiunto

La riforma che prevede il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado è il tema centrale della manifestazione nazionale, ma non l’unico: nel documento con il quale l’Unione delle Camere penali italiani ha deliberato quattro giorni di sciopero che si concludono oggi, gli avvocati puntano l’indice contro la più ampia azione di Governo volta a rimettere mano alla Giustizia.

Nel corso dell’assemblea è intervenuto anche Eugenio Albamonte, pm a Roma ed ex presidente dell’Anm: «Intervenire solo sulla prescrizione può essere persino dannoso, se non vi è una più ampia riforma. Non si gioca con il processo penale soprattutto per finalità politiche o elettoralistiche. C’è una semplificazione oggettivamente populista e non vorrei che si arrivasse a dire ‘noi abbiamo fatto la riforma se il processo non funziona d’ora in poi la colpa è dei magistrati o degli avvocati’: sarebbe una sorta di deresponsabilizzazione con una legge-manifesto».

Ha preso la parola anche Anna Maria Bernini, presidente del gruppo Forza Italia al Senato: «Il Movimento cinque stelle vuole una giustizia forcaiola, noi tuteliamo i diritti, le garanzie, la libertà e continueremo a batterci per questo nelle aule parlamentari, nei tribunali, in televisione. Dalla manovra alla giustizia il governo incassa solo solenni bocciature: allontana l’Italia dall’Europa e vuole trasformare il Paese in uno stato di polizia in cui tutti sono presunti colpevoli. Gli italiani non meritano questo, lotteremo perché non accada». Secondo Bernini, «si sta cercando di scaricare sui cittadini l’inefficienza dello Stato: è incivile sottoporre una persona a un processo infinito». La senatrice di Forza Italia, quindi, ha rivolto anche parole alla magistratura: «I magistrati che ho visto in passato sfilare all’Anno giudiziario con la Costituzione in mano – ha detto – si ricordino che l’articolo 111 della Costituzione è il fulcro per l’attuazione di tutti gli altri diritti». (Sul numero di domani del quotidiano digitale, sabato 24 novembre, sarà realizzato un approfondimento sulla manifestazione e sulle ragioni della protesta. Per leggerci, per capire come sta evolvendo lo scenario in materia di Giustizia, il perché delle contestazioni basta abbonarsi accedendo alla sezione ‘Sfoglia il Quotidiano’)

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venerdì, 23 Novembre 2018 - 13:38
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