Inchiesta sui clan, fari sulle elezioni: «Quello voleva i voti dei malavitosi» Terremoto nel circondario stabiese

di Manuela Galletta

Questo è uno degli approfondimenti sull’inchiesta relativa ai clan di Castellammare, pubblicato nell’edizione – a pagamento – del quotidiano digitale di domenica 9 dicembre 2018. Ve lo mostriamo affinché possiate toccare con mano il lavoro di analisi e di approfondimenti che tutti i giorni viene fatto nel quotidiano digitale, accessibile su abbonamento e disponibile dal martedì alla domenica. Per leggere il quotidiano digitale, consultabile da pc-tablet-cellulare (non esiste versione cartacea), basta accedere alla sezione ‘Sfoglia il Quotidiano

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Oltre le estorsioni, oltre la pressione esercitata dalla camorra su imprenditori e commercianti. Nelle pagine della nuova inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha colpito i vertici dei clan D’Alessandro, Cesarano, Afeltra e Di Martino c’è molto di più. Ci sono spunti che portano nella direzione dell’intreccio tra politica e camorra. Un intreccio che proprio nella città di Castellammare di Stabia, in un tempo non lontano, ha visto il (non più) sindaco Antonio Pannullo lanciare una pesante accusa pubblica per la quale è stato anche successivamente ascoltato dagli inquirenti.

L’intercettazione nella quale si parla di voti e politica è datata 17 gennaio 2014 e vede protagonisti Vincenzo Di Vuolo e Liberato Paturzo. Di Vuolo si occupa per conto del clan Di Martino di Gragnano del recupero dei crediti da usura e della vendita di stupefacenti; Liberato Paturzo, invece, è un imprenditore edile che in un lontano passato – fine anni Novanta – ha riportato una condanna definitiva a 11 anni di carcere per aver fatto del clan D’Alessandro. In quella conversazione, svoltasi nella macchina di Di Vuolo all’interno della quale era stata piazzata una cimice, i due discutono di estorsione, fanno riferimento a un dialogo con una vittima che Di Vuolo aveva avuto in precedenza. Ed è nel corpo del discorso che salta fuori il nome di un politico che già una volta era saltato fuori dalle intercettazioni, in carcere, tra padre e figlio. Di questo politico, attivo all’epoca della conversazione ‘registrata’, nel comune di Gragnano ma anche vicino ad ambienti stabiesi, Di Vuolo e Paturzo ne parlano in termini dispregiativi. «Quello… non ci serve a niente.. Non c’è mai servito a niente», dice a un certo Di Vuolo. Che poi esplicita meglio il pensiero: «Vuole i voti dei malavitosi e non vuole avere a che fare con i malavitosi quando sta al Comune. Allora tu non devi avere né i voti né averci a che fare con i malavitosi». Un passaggio importante sul quale è facile immaginare la Direzione distrettuale antimafia di Napoli cercherà di vederci di chiaro. Ché le parole Di Vuolo tradiscono un concetto logico: il politico – del quale abbiamo ritenuto di omissare il nome, che pure viene fatto, perché è generica circa una condotta penalmente rilevante dell’uomo e di sicuro merita un approfondimento investigativo – non ha cercato di fare affari con la camorra per riuscire ad ottenere preferenze in campagna elettorale, ma poi non avrebbe soddisfatto le pretese del suo ‘particolare’ bacino di elettori, finendo così per attirarsene le antipatie. E, allora, va capito se e quando c’è stato un appoggio al politico e in che misura si è verificato un condizionamento delle elezioni che hanno visto il politico citato dai due indagati in quel gennaio 2014.

Si indaga su Gragnano ma si indaga da tempo anche su Castellammare di Stabia. Qui la Dda ha acceso i riflettori proprio in seguito all’accusa pubblica lanciatta da Pannullo, mandato a casa lo scorso febbraio da 14 consiglieri comunali che lo sfiduciarono ad un anno e mezzo dalle elezioni. Proprio dalle nuove indagini, quelle che mercoledì scorso hanno portato all’arresto di 13 persone, potrebbero emergere nuovi elementi a sostegno della delicata inchiesta sul voto inquinato a Castellammare. E’ certo che ci sono intercettazioni risalenti fino allo scorso marzo: nella misura cautelare il gip fa riferimento ad una conversazione datata marzo 2018 che vede coinvolta una delle possibili figure chiave del panorama politico locale, l’imprenditore Adolfo Greco, in carcere per aver fatto da mediatore nelle estorsioni commesse da alcuni clan. Il figlio di Adolfo Greco, Luigi (non indagato), è stato anche eletto consigliere comunale a Castellammare ma è stato anche protagonista delle ultime elezioni dove l’ha spuntata il sindaco Gaetano Cimmino. Luigi Greco non solo ha appoggiato Cimmino pubblicamente, ma ha festeggiato in strada con Cimmino scambiandosi un reciproco abbraccio di soddisfazione a poche ore di distanza dalla vittoria E’ accaduto per strada, a Castellammare, dove Cimmino ha esultato tra la gente per il suo risultato elettorale. E il momento è stato immortalato anche in un video nel quale si vedono persone avvicinare Greco e congratularsi anche con lui. Quindi, adesso, l’obiettivo della procura sarà capire se l’imprenditore Greco, oltre a cedere ai ricatti estorsivi della camorra (egli stesso ha pagato tangenti, benché di importo ridotto), sia diventato in qualche modo veicolo degli interessi degli stessi malavitosi nel condizionare in qualche modo il recente passato della politica locale sulla quale la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha già acceso i riflettori.

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lunedì, 10 dicembre 2018 - 11:03
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