Inchiesta sui clan di Castellammare, nuove accuse per Greco: soldi a 3 funzionari dell’Agenzie delle Entrate

I due milioni e mezzo di euro ritrovati nell'ambitazione dell'imprenditore Adolgo Greco

Assunzioni fittizie, vendite non fatturate e la cresta sugli affitti: i «fondi neri» dell’imprenditore stabiese Adolfo Greco provenivano da qui, provenivano dalle sue attività imprenditoriali. Fiumi di denaro, milioni, che negli anni sono sfuggiti al Fisco e che servivano all’imprenditore per pagare, senza dare nell’occhio, le tangenti che pure era costretto a corrispondere alla camorra (seppure di importi minori grazie al suo rapporto coi clan). Soldi che all’occorrenza sono stati impiegati anche per corrompere alcuni funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Napoli e per effettuare investimenti imprenditori strategici nel quale formalmente non compariva, come l’affare della riqualificazione dell’ex area Cirio.

In particolare dagli atti dell’inchiesta ‘Olimpo’ che il 5 dicembre scorso ha portato all’arresto, per estorsione, di noti malavitosi della cintura stabiese e dell’imprenditore Adolfo Greco – uomo molto influente e con ottime conoscenze nel mondo della politica e della giustizia – è emerso che nel luglio del 2015 Greco abbia «corrotto alcuni funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Napoli al fine di assicurarsi un accertamento fiscale di ‘favore’». Non è tutto: gli inquirenti ipotizzano che Greco possa avere utilizzato i «fondi neri» anche per altri tipi di investimenti di natura imprenditoriale. Ragion per cui, è facile immaginare, anche la rete di amicizie di Greco con uomini di affari che operano sul territorio stabiese potrebbe finire sotto i riflettori della procura. (Questo articolo è un estratto di un più ampio approfondimento pubblicato sul quotidiano digitale nell’edizione del 23 dicembre scorso. Per leggere il nostro quotidiano digitale è necessario abbonarsi accedendo alla sezione ‘Sfoglia il Quotidiano’)

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venerdì, 28 dicembre 2018 - 09:06
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