Napoli, si sfila dalla lista degli ineleggibili La corsa da indipendente di Intonti:
«Ho fatto una scelta di dignità»

Tribunale di Napoli
di Daniele Di Martino

«Non so se sarò eletta, ma in ogni caso ho vinto facendo una scelta di dignità». L’avvocato Patrizia Intonti corre da sola alle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli (urne aperte a partire da lunedì 28 gennaio), dopo essersi sfilata dalla lista che presenta ben quattro candidati sui quali grava l’ombra dell’ineleggibilità. L’avvocato che correrà da indipendente si è smarcata dalla lista “Avvocati unità e responsabilità”, nella quale figurano alcuni professionisti che secondo la Cassazione non possono essere rieletti nel Consiglio dell’Ordine.

Perché questa scelta?
«Sono consigliere uscente ma non sono attaccata alla poltrona e spero non lo siano neanche gli altri. Ero aggregata ad una lista in cui ci sono colleghi che sarebbero ineleggibili, per questo ho invitato gli stessi a fare un passo indietro. Il mio invito non è stato accolto, quindi ho preferito correre da sola, naturalmente consapevole delle difficoltà a cui vado incontro. Ma sono convinta della mia scelta di dignità. La bagarre sull’ineleggibilità mi ha lasciata sconcertata».

Quali sono le sue proposte da candidata fuori dal coro?
«Chiaramente non ho un programma preciso e nemmeno ho pensato di mettere in piedi il libro dei sogni. Voglio semplicemente avvicinare l’ordine alla categoria, essere presente per risolvere i piccoli problemi quotidiani, disagi che l’avvocato riscontra sul campo. I consiglieri devono ritornare ad essere diretti interlocutori degli avvocati. Essere vicini ai colleghi significa aiutarli nella gestione delle udienze e nei tanti piccoli aspetti che accompagnano la vita professionale di un avvocato. Io faccio questa professione da 30 anni e sono figlia di avvocato, ho vissuto sul campo e so cosa posso dare alla categoria. Quando ho iniziato non era così, ora è tutto diverso. Poi ci vorrebbe maggior dialogo con le forze politiche e anche con la magistratura».

Cosa andrebbe cambiato?
«Vorrei far ritornare a 30 anni fa, quando l’avvocato era una figura centrale. Ora non è più così. Quando ho iniziato il mio mandato pensavo di dover lavorare all’unisono con gli altri per il bene della categoria, invece ho riscontrato soltanto iniziative volte a fare propaganda e riscuotere consensi. Ad esempio io sono riuscita a ottenere un microfono durante le udienze in Corte d’Appello, prima gli avvocati venivano chiamati a voce e molte volte non si rispondeva all’appello. E’ qualcosa che ho voluto fortemente ma non è ascrivibile a me. Ma l’ho fatto per la categoria e basta, in quel caso il mio è obiettivo è stato esclusivamente risolvere un problema. E’ questa mentalità che vorrei portare all’interno del consiglio dell’ordine».

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domenica, 27 Gennaio 2019 - 11:49
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