Lotta alle mafie, Cafiero de Raho: «Il sistema di tutela dei pentiti non funziona, stop esilio per i testimoni di giustizia»

Federico Cafiero de Raho
Il capo della Direzione nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho

Rivedere il sistema di protezione dei collaboratori di giustizia perché esso «non è più in grado di garantire al collaboratore di giustizia e ai suoi familiari tutto quello che si aspettano». Come dimostra il caso dell’omicidio Marcello Bruzzese, il fratello del pentito della ‘ndrangheta Girolamo Bruzzese, ammazzato sotto la sua abitazione a Pescara dove viveva sotto protezione in quanto parente di pentito. E’ il capo della Direzione nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho a suonare la sveglia nel corso dell’audizione a Palazzo San Macuto davanti alla commissione parlamentare Antimafia.

Cafiero de Raho si è anche soffermato sui testimoni di giustizia, sull’importanza del contributo da questi offerto nella lotta alla criminalità organizzata e nella necessità di consentire ai cittadini che aiutano lo Stato di poter continuare a vivere la loro vita senza dover pagare l’alto prezzo di cambiare città e tagliare i ponti con parenti e amici. «Ho evidenziato – ha detto il procuratore  – come fosse importante che i testimoni restassero nel territorio di origine. Questo perché il testimone è espressione della legalità, di un cambiamento, e non è pensabile che vada altrove. La nuova legge ha previsto questo cambiamento, il testimone può restare con delle forme di garanzia capaci di assicurare l’incolumità sua e dei suoi familiari. Lo Stato fa sforzi enormi, ma senza questo sforzo non può esserci un cambiamento». (Domani sul quotidiano digitale, accessibile su abbonamento, un approfondimento su tutti i temi toccati dal procuratore della Dna sui pentiti e sui testimoni di giustizia durante l’audizione alla Commissione Antimafia. Per leggere i nostri approfondimenti, basta abbonarsi accedendo alla sezione ‘Sfoglia il Quotidiano’. Un mese costa 10 euro)

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giovedì, 31 gennaio 2019 - 16:08
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