Inchiesta su Di Lauro e Vanella Grassi: stangato (ex) finanziere al soldo del boss Condannati in 14, assolto Mennetta

Veduta delle Vele di Scampia periferia di Napoli (foto Kontrolab)
di Manuela Galletta

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La condanna più severa è stata stabilita per un (ex) finanziere. E’ stata stabilita per un rappresentante dello Stato che ha tradito il suo giuramento per aiutare la criminalità organizzata in cambio di lauti compensi. Ieri pomeriggio il giudice per le indagini preliminari Marcello De Chiara del Tribunale ha inflitto ben 17 anni di carcere all’allora finanziere Claudio Auricchio (era in forza al Gruppo Pronto Impiego di Napoli), tornato in cella – dopo che il primo arresto era stato annullato dal Riesame per un copia e incolla operato dal gip che ne aveva disposto la cattura – nel marzo dello scorso anno. Una condanna severissima se si considera che il processo si è definito con la modalità del rito abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena.

Il finanziere al soldo
del boss Mennetta
Auricchio, originario di Terzigno e detto ‘o russ, è stato riconosciuto responsabile di associazione di stampo mafioso, armi e droga, mentre è stato assolto dall’accusa di di concorso in tentato omicidio in merito all’agguato teso al ras Giovanni Esposito ‘o muort nel 2012 durante la faida tra la Vanella Grassi e il cartello Abete-Abbinante-Notturno per il controllo delle piazze di spaccio di Scampia e Secondigliano. L’assoluzione dal reato di tentato omicidio, che il pubblico ministero antimafia Maurizio De Marco (titolare dell’inchiesta) riteneva sussistente, ha spinto il gip a stabilire una pena di poco inferiore ai 20 anni di reclusione proposti dal pm a fine luglio dello scorso anno. Il gip ha inoltre stabilito, come pena accessoria, l’incapacità di Auricchio di contrattare con la pubblica amministrazione. Quanto al reato di associazione mafioso, esso è legato alla particolare vicinanza di Auricchio al boss della Vanella Grassi Antonio Mennetta: il finanziere si occupò di scortare il malvivente anche ad un summit che si tenne tra Pompei e Scafati. Proprio a Scafati Mennetta venne arrestato: era il 2013. Gli inquirenti hanno accertato che la villa diventata rifugio del raid era stata messa a disposizione da persone che il finanziere conoscenza. Non solo: una serie di foto scattate dagli investigatori hanno immortalato Auricchio e il cognato Luigi Noceroni mentre entravano nella villa col latitante.

Condannati anche altri 13 imputati,
diposte quattro assoluzioni
Oltre ad Auricchio sono stati condannati anche altri 13 imputati, alcuni dei quali legati al clan Di Lauro, della Vanella Grassi e altri al gruppo Pesce-Marfella di Pianura. I reati contestati a vario titolo erano di associazione mafiosa, droga, estorsione e armi. Dodici anni e 10 mesi sono stati disposti per Aniello Apredda solo per il reato di traffico di droga, mentre è stato assolto dall’accusa di associazione di stato mafioso; 9 anni e 8 mesi per Antonio Tarantino, al soldo del clan Di lauro; 9 anni e 4 mesi per Bruno Franzese, Luigi Noceroni (cognato dell’ex finanziere) e Salvatore Luongo (del gruppo Pesce-Marfella); 9 anni per Pasquale Paolo, 9 anni e 2 mesi per Salvatore Marfella (boss dell’omonimo gruppo; il om aveva chiesto 10 anni); 4 anni e 2 mesi per Pasquale Pesce (boss dell’omonimo gruppo criminale e da tempo collaboratore di giustizia); 3 anni e 8 mesi per Vincenzo Tufano di Pompei; 3 anni per Tullio Emmausso, storico affiliato al clan Di Lauro; 2 anni e 6 mesi per Daniele Granata (difeso dall’avvocato Luigi Ferro), che è stato assolto da due contestazioni e ha visto cadere l’aggravente mafiosa; 2 anni e 2 mesi per Carmine Sabatino; 2 anni per Marco Mollo.
Non solo condanne: il gip De Chiara ha disposto anche quattro assoluzioni, tra le quali spicca quella del boss della Vanella Grassi Antonio Mennetta (difeso dall’avvocato Giuseppe Ricciulli), inchiodato in carcere da altre condanne (anche per omicidio): nei suoi confronti erano stati chiesti 15 anni per il tentato omicidio di Esposito, Mennetta era accusato di essere il mandante del raid.

Il gup boccia l’accusa
di tentato omicidio
Si attendono adesso le motivazioni della sentenza, passaggio necessario per comprendere il perché non ha retto la contestazione di tentato omicidio che poggiava sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Secondo quanto riferito da diversi pentiti, Auricchio fece parte del commando che provò ad attentare alla vita ad Esposito: insieme ad altri esponenti del clan finse un falso controllo di polizia giudiziaria. Il piano era impeccabile: Antonio Mennetta fece allestire una Fiat Bravo di colore grigio con la scritta Guardia di Finanza; poi assegnò ad Auricchio alcuni uomini che si sarebbero dovuti presentare come suoi colleghi. Lo scopo era attirare in trappola Esposito, indurlo a salire sulla macchina e dunque ucciderlo. Andò tutto liscio sino al momento in cui Auricchio e compagni entrarono in casa di Esposito. A quel punto per una delle donne di casa si mise ad urlare temendo una trappola; Esposito prese il telefono per chiamare polizia o carabinieri. E il piano saltò. Esposito nel luglio del 2012 era già riuscito a scampare ad un agguato: all’epoca i killer aprirono anche il fuoco ma lui schivò le pallottole e si diede alla fuga.

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sabato, 9 febbraio 2019 - 11:58
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