Diciotti, piattaforma in tilt e l’orario di chiusura delle urne slitta: votano ex grillini, cresce il fronte dei senatori delusi

I vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio

La piattaforma che va in tilt, l’orario di inizio delle votazioni che slitta e la chiusura delle ‘urne’ elettroniche che viene posticipata di due ore e mezza. E poi quei sospetti di scarsa sicurezza del sito e di poca trasparenza delle votazioni che piano piano si arricchiscono di casi. Il ‘giorno del giudizio sul caso Diciotti’, che il leader politico del Movimento Cinque Stelle ha deciso, tra le polemiche, di affidare agli iscritti alla piattaforma Rousseau (quindi iscritti al Movimento), regala diversi inciampi. A cominciare dalla votazione di Dora Palumbo, consigliere comunale di Bologna che attualmente è nel gruppo Misto dopo aver rotto con i grillini quasi un anno fa. Benché non faccia più parte del Movimento, Dora Palumbo ha comunque potuto prendere parte alla ‘consultazione’ online, dal cui esito dovrebbe dipendere l’orientamento dei senatori grillini sulla autorizzazione a procedere contro Salvini che l’autorità giudiziaria ha inviato al Senato. Di qui le domande legittime che la consigliera ha espresso parlando con l’agenzia di stampa ‘Dire’ dopo aver mostrato la schermata di accesso alla piattaforma e i passaggi che le era stato consentito fare: «Chi sono gli iscritti alla piattaforma Rousseau? Chi può votare? Che affidabilità ha questo voto, visto che sono riuscita a votare anche io che ho lasciato il Movimento il 7 giugno 2018? E che dire di chi non ha mai fatto parte del Movimento?».

Il caso di Dora Palumbo apre quindi un caso sull’attendibilità del voto espresso e sulla modalità di gestione della piattaforma, che è in capo ad un privato. Né esiste un organo super partes che possa fare da garante. Dato ancora più bizzarro: sulla piattaforma è consentito ad un ex grillino di esprimere un voto, ma i politici grillini al Governo non useranno tutti la piattaforma per partecipare alla consultazione. Il ministro all’Ambiente Sergio Costa non è iscritto.
Tuttavia col passare delle ore crescono le polemiche proprio in seno al Movimento Cinque Stelle per la scelta di affidare agli iscritti la linea del gruppo politico rispetto ad una scelta che riguarda la vita del Governo e non la vita interna al partito. L’ultimo, in ordine di tempo, a prendere le distanze dalla decisione di Luigi Di Maio è il presidente della commissione Bilancio del Senato Daniele Pesco (Cinque Stelle) che, alle telecamere de ilfattoquotidiano.it., spiega che «sarei stato per una decisione interna al gruppo parlamentare», quindi senza consultare gli iscritti alla piattaforma Rousseau. «Questa è la mia posizione personale». Nei giorni scorsi avevano espresso il loro dissenso il senatore Elena Fattori, che aveva bollato il voto sulla piattaforma «è illegittimo» e che oggi ha ribadito che in Aula voterà come crede, non tenendo conto delle consultazioni: «Aspetterò il sondaggio online – perché questo è – presso gli iscritti. Aspetto di leggere tutte le carte, aspetto la discussione in Aula, ma io voterò liberamente e sono orientata a votare sì per l’autorizzazione a procedere (…) Mi sono impegnata affinché nessuno si difendesse dai processi ma nei processi e al momento della candidatura ho dato la mia disponibilità a sostenere il programma 5 Stelle che non prevedeva l’immunità di nessun tipo. Quindi ho il dovere morale e istituzionale di continuare a fare altrettanto. Ovviamente nessuno può votare con coscienza prima che sia compiuto tutto l’iter quindi al momento del voto in Aula deciderò». Anche la senatrice Paola Nugnes. La Nugnes è tornata oggi sull’argomento affidando a Facebook il suo pensiero: «Ritengo fondamentale la democrazia partecipata, ma per le questioni nazionali non si può relegare ai soli iscritti del M5S una decisione di questo tipo, ma andrebbe allargata a tutti gli italiani attraverso una piattaforma pubblica e certamente non attraverso quesiti monchi che già includono una risposta».

Sulle consultazioni pesa poi il tweet di ieri di Beppe Grillo. Il fondatore del Movimento Cinque Stelle ha ferocemente ironizzato sul ‘sondaggio’: «Se voti Si vuol dire No. Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!». Grillo cita il celebre paradosso del romanzo Comma 22 (dove la facoltà di scegliere è solo apparente) e la sindrome che indica, in una persona, il disprezzo per chi è considerato avere un maggior successo. C’è chi ha letto in queste parole un messaggio di disprezzo di Grillo verso Luigi Di Maio, tanto che Grillo è intervenuto per chiarire il senso del tweet: «La mia era solo una battuta», ha affermato. Sostenendo che l’interpretazione a sfavore di Di Maio «sia stata montata ad arte» e ribadendo invece «piena fiducia nel capo politico Luigi Di Maio».

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lunedì, 18 Febbraio 2019 - 18:05
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