Truffe milionarie con lo schema Ponzi, maxi-sequestro a promoter finanziario: tra le vittime un ex senatore di Forza Italia

Guardia di Finanza
di Renato Esposito

A quelli che volevano investire del denaro, il 71enne Luigi Fiordiliso, promotore finanziario di Aversa, prometteva guadagni da favola: diceva loro che avrebbe ‘puntato’ su titoli petroliferi o sul rame. Ma la condizione affinché lui si muovesse era quella che il risparmiatore di turno gli procurasse altri investitori. Sì, perché con i soldi dei nuovi investitori, Fiordiliso pagava, solo in parte, i rendimenti promessi, mentre un’altra fetta dell’incasso la teneva per sé. Ad avere la peggio in questo business sono stati soprattutto gli ultimi investitori, rimasti senza denaro perché il flusso dei soldi si è interrotto perché l’uomo ha dichiarato fallimento. E’ il cosiddetto ‘schema Ponzi’, un modello economico che trae il nome dal ravennate Carlo Ponzi che negli Usa, siamo agli inizi del 1900, fece affari d’oro promettendo investimenti sui coupon per francobolli, fino a quando Clarence Barron, editore del Wall Strett Journal, non scoprì la tuffa.

Nella trappola di Luigi Fiordiliso sono cadute almeno una cinquantina di persone, alcuni delle quali anche facoltose. E’ il caso dell’ex senatore di Forza Italia, Pasquale Giuliano, tra i pochi ad essere riuscito a farsi riconsegnare da Fiordiliso i soldi investiti, 120mila euro, e persino un quadro dell’Ottocento napoletano. E’ andata male, invece, alla figlia di una vittima innocente della camorra: la donna aveva deciso di reinvestire il risarcimento che lo Stato le aveva dato per la perdita subita nel 1992 e si era rivolta a Fiordilo perché l’uomo era molto amico del padre.

Fiordiliso è stata indagato insieme alla moglie e ai tre figli, nonché al cognato. A suo carico è scattato un decreto di sequestro di beni che stamattina è stato eseguito dalla Guardia di Finanza: sotto chiave sono finiti immobili di lusso, auto e conti-correnti per un valore di 2 milioni e mezzo di euro.

L’inchiesta a carico del 71enne è stata avviata a seguito della dichiarazione di fallimento della società di Fiordiliso da parte del Tribunale di Napoli Nord. Era il 2017. L’uomo ha continuato a distrarre somme dalle sue società, simulando la vendita di un immobile di lusso per la somma di 900mila euro a due suoi figli, che hanno girato i soldi sul conto del padre che a sua volta li ha ritrasferiti sui conti dei congiunti. A quel punto è scattata l’inchiesta che si è avvalsa anche di intercettazioni. Proprio dalle intercettazioni è emerso un rapporto tra Fiordiliso e l’imprenditore Cipriano Chianese, ritenuto esponente del clan dei Casalesi e “re delle ecomafie”, recentemente condannato a 18 anni di carcere in appello per il disastro ambientale avvenuto nella discarica Resit di Giugliano in Campania. Nel provvedimento di sequestro di beni, il giudice per le indagini preliminari Raffaele Coppola del Tribunale di Napoli Nord scrive che Fiordiliso ha riciclato i soldi di Chianese, incassando tre assegni da 30mila euro firmati dal genero di Chianese.

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venerdì, 22 febbraio 2019 - 15:36
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