Camorra, tuta bianca e nera e capo chino: il boss Marco Di Lauro esce dal covo tra gli applausi della folla | Video

di Manuela Galletta

Civico 474 di via Emilio Scaglione, arteria che lega Chiaiano e Capodimonte. E’ da lì che Marco Di Lauro, con una tuta bianca e strisce nere, esce tra gli agenti della Squadra Mobile di Napoli e i carabinieri. E da lì, dal piccolo portone di una palazzina sgarrupata dalle mura color giallo pallido, che Marco Di Lauro, il quarto figlio del boss Paolo al secolo ‘Ciruzzo ‘o milionario’, esce col capo chino lasciandosi alle spalle una latitanza durata quasi 14 anni.

Finisce così, tra le urla di gioia di polizia e carabinieri (che hanno lavorato instancabilmente a questo risultato insieme ai pubblici ministeri antimafia Maurizio De Marco e Vincenza Marra), e con un traffico letteralmente impazzito (l’intero accesso alla strada è stato chiuso), la fuga di ‘F4’ (figlio quarto), come veniva indicato sui libri contabili della cosca. Finisce dopo anni di infaticabili ricerche, finisce dopo tanti tentativi andati a vuoto. E finisce lì, non lontano dal quel rione dei Fiori a Secondigliano che da sempre è stato il quartier generale dei Di Lauro. Altro che latitanza dorata a Dubai, come qualcuno si ostinava a riportare. Marco Di Lauro non si è mai allontanato dalla sua ‘casa’, dai suoi affari. Perché è vicino casa che poteva godere della migliore protezione possibile, di quell’omertà che ha prima fatto da cuscinetto a suo padre Paolo, poi a suo fratello Cosimo, e infine a lui.

E, a dimostrazione del fatto che Marco Di Lauro si sentisse al sicuro, c’è la circostanza che il 37enne non fosse armato. In strada, mentre ‘F4’ viene scortato verso la macchina che lo porterà in Questura, poliziotti e carabinieri si abbracciano. «Bravi, bravi», è l’incitamento che si leva dai presenti. Il questore Antonio De Jesu e il comandante provinciale dei carabinieri Ubaldo Del Monaco si stringono la mano. «E’ una vittoria dello Stato», dirà di lì a poco il presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra. Matteo Salvini, il ministro dell’Interno, ribadisce che non ci sarà «nessuna tregua ai criminali». Marco Di Lauro dovrà scontare, allo stato, una sola condanna definitiva, quella per camorra e droga, legata al suo inserimento nel ‘primo’ clan Di Lauro, il clan della prima faida di Scampia e Secondigliano. E’, invece, a piede libero per l’omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente di quella guerra scoppiata a seguito della scissione degli Amato-Pagano. Condannato in primo e in secondo grado alla pena dell’ergastolo, Marco Di Lauro ha ottenuto dalla Cassazione l’annullamento del processo in Appello. E’ stato disposto un nuovo processo di secondo grado, ma allo stato il processo non è stato ancora fissato. (Leggi anche un altro approfondimento: Col boss c’era la fidanzata storica che lo ha seguito nella fuga dalla Giustizia)

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sabato, 2 marzo 2019 - 17:34
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