Napoli, estorsione alla pizzeria Di Matteo
I 4 dei Sibillo fanno scena muta dal gip

I colpi di arma da fuoco contro la pizzeria del centro storico Di Matteo a via dei Tribunali (foto Kontrolab)

Hanno scelto di non dire una parola. I quattro esponenti del clan Sibillo arrestati sabato scorso con l’accusa di aver imposto il pizzo fino agli inizi di marzo alla pizzeria Di Matteo in via Tribunali si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Dinanzi al giudice per le indagini preliminari Egle Pilla della settima sezione penale del Tribunale di Napoli sono comparsi Vincenzo Sibillo (padre del boss detenuto Pasquale e del defunto Emanuele, ammazzato il 2 luglio del 2015 in via Oronzio Costa nel pieno della faida con i Buonerba), Giousé Napoletano (padre del giovane ras Antonio Napoletano, quest’ultimo già condannato in primo grado per l’omicidio del meccanico Luigi Galletta, vittima innocente della faida), Giovanni Matteo e Giovanni Ingenito (cugino dei Sibillo).

Sulla richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, giudice Egle Pilla deciderà nel pomeriggio. I quattro indagati – difesi dagli avvocati Riccardo Ferone e Rosario Arienzo – sono accusati di estorsione continuata e aggravata dalla matrice camorristica. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, anche grazie alle dichiarazioni rese dalle parti offese, i quattro indagati avrebbero preteso ogni settimana il pagamento di 100 euro. In occasione delle festività (Pasqua, Ferragosto e Natale) l’importo è arrivato a 2500 euro (per rata) nel 2017 e a 5mila euro (per rata) nel 2018. Inoltre gli esponenti del gruppo erano solito ordinare pizze senza pagarle o pagandole ad un prezzo ridotte.

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lunedì, 11 marzo 2019 - 13:17
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