Fu sospeso per un’inchiesta sui migranti, torna in servizio e accede alla banca dati della procura: finisce ai domiciliari

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La procura della Repubblica di Benevento

Nuove accuse per Giuseppe Pavone, il dipendente del ministero della Giustizia già accusato un anno fa di aver consultato la banca dati della procura di Benevento, dove lavorava, per fornire informazioni sull’inchiesta ai responsabili di alcuni centri per l’immigrazione nel mirino della procura.

Questa mattina l’uomo si è visto notificare una nuova ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari e sempre per l’accusa di accesso abusivo alla banca dati della procura, nonché per quella di rivelazione di notizie coperte da segreto istruttorio: per fatto della precedente inchiesta Pavone era stato sospeso dal servizio, ma da due mesi era rientrato a lavoro ma era stato trasferito in un ufficio del Tribunale. In base alla nuova contestazione Pavone avrebbe utilizzato nuovamente la banca dati della procura per sapere a che punto erano le ‘vecchie’ indagini sul suo conto.

La prima inchiesta nella quale Pavone rimase coinvolto culminò nell’esecuzione di cinque ordinanze di custodia cautelare nel giugno dello scorso anno. Tra le persone sottoposte, all’epoca, ai domiciliari ci fu anche un carabinieri. L’indagine, partita nel novembre 2015 in seguito ad un esposto, ha teorizzato «gravi comportamenti illeciti riguardanti la gestione dei centri di accoglienza per migranti della Provincia di Benevento».

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lunedì, 1 aprile 2019 - 15:41
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