Accusato di omicidio dal boss pentito, scarcerato chef estraneo alla ‘mala’: l’ex ras pensava fosse l’amante della moglie

Procura Napoli
di Manuela Galletta

Lo avevano accusato di avere partecipato ad un omicidio di camorra risalente alla fine degli anni ’90. Pietro Formicola, al secolo boss del clan Falanga di Torre del Greco, e Massimo Conciliano avevano puntato l’indice contro uno chef che lavora a Roma sostenendo che nel 1997 fu lui a guidare lo scooter in sella al quale viaggiava Massimo Conciliano che materialmente sparò, uccidendolo, a Gennaro Russo. E per questa ragione, dieci giorni fa, Francesco Di Rosa è finito in prigione con l’accusa di omicidio aggravato dall’uso illegittimo delle armi e dell’aggravante della matrice camorristica.

Un’accusa pesante come un macigno che, però, s’è sbriciolata dinanzi ai giudici del Tribunale del Riesame e ora apre seri interrogativi sulla validità dei racconti offerti dai due collaboratori di giustizia: Francesco Di Rosa è stato scarcerato su disposizione dei giudici della dodicesima sezione del Tribunale della Libertà che, in accoglimento delle argomentazioni difensive sostenute dall’avvocato Raffaele Chiummariello, hanno annullato per carenza di gravità indiziaria l’ordinanza di custodia cautelare in carcere spiccata dal giudice per le indagini Aufieri del Tribunale di Napoli su richiesta del pm antimafia Ferrigno.

In sede di discussione l’avvocato Chiummariello ha evidenziato due dati importanti: l’incensuratezza di Francesco Di Rosa e l’assenza assoluta di qualsiasi tipo di legame con esponenti della malavita organizzata di Torre del Greco (l’uomo non è stato mai trovato in compagnia di uomini del clan in occasione dei tantissimi controlli effettuati sul territorio; né i numerosi pentiti che pure provengono da quel contesto criminale hanno mai parlato di lui); l’esistenza di forti motivi di rancore nutriti da Pietro Formicola nei confronti di Di Rosa per una storia di natura sentimentale. Come raccontato in sede di interrogatorio di garanzia da Francesco Di Rosa, Formicola s’era convinto che sua moglie avesse una relazione con lui. Per questa ragione una volta Di Rosa fu avvicinato in strada da Massimo Conciliano che gli intimò di interrompere la relazione, relazione che Di Rosa ha sempre negato di avere intrecciato.

Pochi giorni dopo quell’episodio il fratello di Di Rosa fu destinatario di un’intimidazione verbale: alcuni personaggi legati a Formicola gli dissero che la sua famiglia sarebbe dovuta andare via da Torre del Greco. Ultimo episodio: Di Rosa venne prelevato e condotto in un appartamento al cospetto di Pietro Formicola, affinché confessasse la relazione. A seguito di questo evento, Di Rosa – che non ha mai sporto denuncia – ha fatto le valigie ed è andato via da Torre del Greco, trasferendosi a Roma. Per la difesa è, dunque, evidente che Pietro Formicola e Massimo Conciliano potrebbero avere accusato Di Rosa per questi vecchi rancori. Se così fosse i due pentiti avrebbero volutamente mentito all’Antimafia determinando l’arresto di un innocente. Uno scenario che, alla luce della scarcerazione disposta dal Tribunale del Riesame, la Direzione distrettuale antimafia dovrà necessariamente approfondire.

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mercoledì, 17 aprile 2019 - 14:37
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