Soffiate sui blitz al ras del Parco Verde, rinviato a giudizio il carabiniere Cioffi Reato militare, processo per 3 carabinieri

Tribunale
di Manuela Galletta

Rinvio a giudizio per Lazzaro Cioffi, il carabiniere finito in cella con l’accusa di avere passato informazioni sui blitz da farsi al malavitoso del Parco Verde di Caivano Pasquale Fucito: i fatti contestati risalgono a quando Cioffi era in forza al nucleo investigativo dei carabinieri di Castello di Cisterna, ruolo che ha ricoperto sino al giorno dell’arresto scattato il 19 aprile del 2018. Il giudice dell’udienza preliminare Linda Comella del Tribunale di Napoli ha accolto la richiesta di processo avanzata dalla procura ed ha disposto il dibattimento per Cioffi, in congedo dal primo giugno dello scorso anno e attualmente detenuto nel carcere militare. Il dibattimento per Cioffi si terrà dinanzi ai giudici del Tribunale di Napoli Nord.

Il rinvio a giudizio è stato disposto anche per altri tre carabinieri che, all’epoca dei fatti contestati, facevano parte della ‘squadra esterna’ messa in piedi dai carabinieri di Castello di Cisterna e guidata da Lazzaro Cioffi: devono rispondere di un reato militare in relazione al presunto uso proprio dell’auto di servizio in una circostanza. Il dibattimento per loro si terrà dinanzi al Tribunale di Nola.

E’ questo uno dei passaggi più importanti dell’udienza che si è svolta una settimana fa dinanzi al giudice Comella. Un’udienza che vedeva imputati, tra gli altri, anche il ras Pasquale Fucito e la moglie di Lazzaro Cioffi, Emilia D’Albenzio (originaria di Maddaloni): entrambi hanno scelto ed ottenuto di essere processati con la modalità del rito abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena. La loro posizione sarà affrontata a fine maggio.

Il quadro accusatorio è articolato: Cioffi – indagato a piede libero dalla procura di Salerno per l’omicidio del sindaco ‘pescatore’ Angelo Vassallo – è accusato di avere anticipato al malavitoso i blitz che i colleghi avrebbero messo a segno ai suoi danni e così facendo gli avrebbe consentito di portare avanti in modo indisturbato il business della droga che Fucito gestiva all’interno del Parco Verde. Di qui la pesantissima contestazione, mossa sia a Fucito che a Cioffi, di traffico di droga. Non è tutto: Cioffi avrebbe anche fatto da autista al malavitoso. Nel novembre del 2017 – emerge dagli atti di inchiesta della Dda – Lazzaro Cioffi, che era in servizio presso il nucleo investigativo di Castello di Cisterna, accompagnò con la sua auto Pasquale Fucito da una donna, per farle visita, che era ricoverata in una clinica nel Casertano. A carico di Cioffi ci sono sia le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia (che dicono di avere saputo da Fucito che Cioffi gli facesse le ‘soffiate’) e una messe di intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno disvelato l’esistenza di un rapporto molto amichevole: i due andavano a cena con le rispettive mogli, come provano le immagini della telecamere di un ristorante a Monteruscello recante la data 29 ottobre 2017.

Lazzaro Cioffi obbligava anche a moglie e la figlia ad accudire il figlio piccolo di Fucito, nonostante la ritrosia delle due donne che pure si lamentavano di dover fare da babysitter. E sono proprio le due donne, intercettate, a mettere puntelli alle accuse, a rafforzare il convincimento degli inquirenti che il brigadiere fosse perfettamente consapevole di agire violando la legge. Cioffi, è la tesi dell’accusa, avrebbe agito in cambio di soldi. La circostanza è desunta da alcune intercettazioni che hanno per protagonista la moglie dell’ormai ex carabiniere. La donna, parlando con un amico, rivela: «Gli deve dare i soldi quello… gli da i soldi a lui… e quindi io devo stare zitta». Lo sfogo, che può apparire generico, cade in una conversazione nel corso della quale Emilia D’Albenzio si lamenta rispetto a due circostanza: il dover frequentare e accompagnare ovunque la moglie di Fucito anche se non le fa piacere e tenersi il bambino. «Gli da i soldi a lui, ma non ho idea di quanto prende ma a me non da nulla». I soldi, quelli di cui parla anche Lazzaro Cioffi alla moglie lamentandosi di un ritardo di Fucito nei pagamenti: «Se non molla i soldi, queste mese se ne va a fare in c…, che mi deve dare i soldi a me…». I soldi, quelli di cui parlano alcuni malavitosi il 18 novembre dello scorso anno all’interno proprio di un’auto di Cioffi di cui in quel momento avevano la disponibilità: «Quello che tiene da vedere – dice uno riferendosi a Cioffi – Quello prende i soldi al mese».

Un’altra contestazione mossa a Cioffi e alla moglie, in concorso con Fucito, riguarda invece la compravendita di un ristorante nel Casertano: secondo l’accusa Cioffi e la moglie lo avrebbero acquistato a 60mila euro per poi rivenderlo per 120mila a una persona legata a Fucito.

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mercoledì, 17 aprile 2019 - 13:45
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