Stupro Viterbo, minacce e insulti
agli avvocati dei due indagati
La Camera penale contro l’odio social

Toghe

Gli insulti agli avvocati chiamati a rappresentare indagati coinvolti in odiosi fatti di cronaca sono diventati non può un spiacevole episodio sporadico ma una costante dell’indignazione popolare. «Gli avvocati che li rappresentano sono peggio di loro», è la frase che va per la maggiore. Unitamente ad una serie di insulti e di disdicevoli auguri a patire un dolore simile a quello che il proprio assistito viene accusato di avere inflitto a terze persone.

Anche a Viterbo, squassata dall’orribile storia di stupro ai danni di una 36enne, la cronaca ha rilevato il linciaggio a mezzo social degli avvocati che oggi assistono i due indagati. Un’aggressione verbale contro la quale la Camera penale di Viterbo “Ettore Mangani Camilli” ha deciso di intervenire, facendo quadrato attorno agli avvocati investiti dalla pioggia di insulti. La Camera penale stigmatizza le «continue e gravissime offese indirizzate ai difensori degli indagati» e ricorda che gli avvocati «stanno svolgendo in modo professionalmente egregio il ruolo di difensori, così come lanciato dalla Carta Costituzionale dal Codice deontologico dell’attività forense». Quindi, aggiunge la Camera penale, «nessuno e per nessuna ragione al mondo può permettersi di minacciare ed offendere chi sta svolgendo il proprio lavoro anche in una questione molto delicata come quella che ci occupa».

Quello del linciaggio mediatico ai danni degli avvocati è una questione della quale Giustizia News24 si è occupata numerose volte in relazione a casi di cronaca delicati. E’ evidente, dall’analisi delle offese, che l’insulto ad un avvocato scaturisce da una distorta valutazione del ruolo dell’avvocato. Per chi il Diritto lo conosce sa bene che il ruolo dell’avvocato è sì quello di dimostrare l’innocenza del suo cliente laddove le accuse siano infondate, ma prima ancora il ruolo di un avvocato è assicurarsi che le regole processuali non vengano violate, piegate, forzate al solo scopo di arrivare ad una sentenza di condanna a tutti i costi. Questo non nell’interesse di chi delinque, ma soprattutto degli innocenti che pure – come insegna la storia – possono finire loro malgrado nel tritacarne giudiziario. Chi conosce il Diritto e la Costituzione sa bene che nessun indagato, neppure la persona accusata dei crimini peggiori, può auto-difendersi e che quindi l’intervento di un avvocato è irrinunciabile. Allora se questo concetto appare assai semplice, c’è da chiedersi perché esso non sia patrimonio collettivo.

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giovedì, 2 Maggio 2019 - 12:42
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