Corruzione, magistrati arrestati a Trani: la procura di Lecce blinda le confessioni Incidente probatorio, lo scandalo si allarga

Tribunale

Blindare gli interrogatori resi dall’ormai ex magistrati Antonio Savasta, dal poliziotto (attualmente in carcere Vincenzo Di Chiaro) e dall’imprenditore Flavio D’Introno. Blindare quegli undici documenti, pieni zeppi di confessioni, prima dell’apertura di un processo e farli diventare ‘prove’, ché in procura a Lecce è forte il timore che la delicata inchiesta per corruzione che ha squassato il Tribunale e la procura di Trani possa ancora subire dei condizionamenti esterni.

Il 13 maggio si terrà l’incidente probatorio chiesto dai pm di Lecce e disposto dal gip: sarà la prima di una serie di udienze (camerali) nel corso delle quali i tre indagati reo-ponessi verranno (ri)ascoltati e ribadiranno le dichiarazioni rese fino ad oggi. Dichiarazioni che hanno confermato lo sconcertante scenario di corruzione e di procedimenti ‘pilotati’ che il 14 gennaio scorso costarono l’arresto ad Antonio Savasta (che in seguito all’arresto si è dimesso dalla magistratura) e al magistrato Michele Nardi (tuttora detenuto in prigione). Al momento dell’arresto Savasta e Nardi erano in servizio a Roma, ma i fatti loro contestati risalgono a quando entrambi erano in servizio a Trani.

In seguito alle rivelazioni scaturite dagli interrogatori di Savasta, D’Introno e Di Chiaro, la Procura ha inviato avvisi di garanzia ad altre quattro persone. Si tratta del magistrato Luigi Scimè, ex pm a Trani ed ora in servizio alla Corte d’Appello di Salerno, l’avvocato Giacomo Ragno, Savino Zagaria, cognato di Savasta, e Martino Marancia. Le nuove contestazioni formulate a carico degli indagati riguardano presunti episodi di corruzione, concussione, falso, calunnia, millantato credito ed estorsione. In particolare il giudice Scimé è accusato di avere ricevuto dall’imprenditore Flavio D’Introno 75mila euro in tre diverse tranche per alcuni procedimenti penali che lo vedevano direttamente coinvolto. Per questo la Procura di Lecce contesta al magistrato il reato di corruzione in concorso con i suoi colleghi Antonio Savasta e Michele Nardi, con l’imprenditore D’Introno, con il poliziotto Vincenzo Di Chiaro e con l’avvocato Simona Cuomo. Gli episodi ricostruiti dalla procura di legge, anche grazie alle dichiarazioni rese dopo l’arresto da alcuni co-indagati, riguardano quattro diversi procedimenti penali istruiti dalla Procura di Trani tra il 2012 e il 2016.

In una occasione Scimé, preparando la requisitoria con Savasta di un processo a carico di D’Introno del quale era titolare, formulò – secondo l’accusa su esplicita richiesta di Nardi – «richiesta parziale di assoluzione e di condanna per una parte dei reati per i quali i magistrati ritenevano di poter giungere ad una declaratoria di prescrizione nelle successive fasi di giudizio», ottenendo in cambio 30 mila euro. In un altro processo chiese il rinvio a giudizio per calunnia nei confronti di due accusatori di D’Introno (ottenendo una presunta tangente di 15 mila euro). Ancora, chiese l’archiviazione di due procedimenti relativi all’incendio di due ville di proprietà della moglie dell’imprenditore e al danneggiamento di una delle due ville (in cambio di 30 mila euro complessivi), «sì da favorire D’Introno il quale aveva interesse ad una rapida liquidazione dell’indennizzo da parte dell’assicurazione».

La posizione di altre otto persone, inizialmente presenti nell’elenco degli indagati al momento della notifica dell’ordinanza di arresto, è stata stralciata e nei loro confronti la Procura procede separatamente.

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domenica, 5 maggio 2019 - 11:36
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