Esorcismi non autorizzati e violenze sessuali: don Barone non è più prete, cacciato da Papa Francesco

don Michele Barone
di Gianmaria Roberti

Non è più un prete don Michele Barone, il “sacerdote dei vip”, incastrato da un’inchiesta delle Iene e sotto processo per violenza sessuale e lesioni ai danni di tre donne, tra cui una minore di 15 anni. Non è più prete, e quindi non ha più diritto all’appellativo di “don”, perché ridotto allo stato laicale. Una firma di Papa Francesco, sul decreto emesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, ha tolto la tonaca al sacerdote di Casapesenna. Il provvedimento, notificato all’interessato, gli vieta l’esercizio del ministero sacerdotale e lo dispensa dagli obblighi derivanti dalla sacra ordinazione. Così la Chiesa si è liberata di un personaggio ingombrante, travolto da un diluvio di accuse. Non tutte di rilievo penale, ma ciascuna buona a ipotizzare una trama alla Dan Brown, all’ombra della Diocesi di Aversa. Dalle imputazioni per cui è alla sbarra a Santa Maria Capua Vetere agli esorcismi clandestini, passando per i presunti rapporti con il clan dei Casalesi, fino ai soldi falsi da riciclare.

L’arresto e il processo
Don Barone fu fermato nel febbraio 2018 dalla polizia, all’aeroporto di Capodichino, insieme ai genitori della vittima minorenne, di ritorno da un viaggio a Cracovia. La Squadra Mobile di Caserta bloccò anche Luigi Schettino, ex dirigente del Commissariato di Polizia di Maddaloni: l’accusa è di pressioni sulla sorella della minore, per farle ritirare la denuncia presentata contro il sacerdote. Il poliziotto, inoltre, non avrebbe impedito le azioni violente del prete durante i presunti riti di esorcismo. Il funzionario e i due genitori finirono ai domiciliari, prima di tornare liberi. Barone è ancora in carcere.
Nel giugno 2018 il via al processo a carico dei quattro imputati. Per la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Barone avrebbe ingenerato nelle giovani vittime la convinzione di essere possedute dal demonio, sottoponendole a trattamenti disumani. Gli inquirenti sostengono che – durante quotidiani riti di “liberazione e purificazione dell’anima” – il prete le avrebbe picchiate, ingiuriate , minacciate e costrette a subire atti sessuali, oltre a pratiche particolarmente degradanti. In alcuni casi sarebbero state costrette a sospendere i trattamenti farmacologici, prescritti per gravi patologie. Ma non basta. Avrebbero pure sospeso la normale alimentazione, alimentandosi per mesi con flebo di glucosio o con latte e biscotti.

Gli esorcisimi
A inguaiare per primo don Barone, però, sono i servizi delle Iene. «Il vescovo Angelo Spinillo, dopo un tempo di attenta valutazione delle segnalazioni arrivate circa l’operato del sacerdote Michele Barone – si ascolta in un video del febbraio 2018-, che ha turbato gravemente i fedeli in ragione di alcune pratiche di esorcismo, ha ritenuto opportuno di sospendere per un anno dal ministero pubblico il suddetto sacerdote». Il primo stop del vescovo era arrivato perché «dopo numerosi inviti e richiami, in data 19 dicembre dell’anno 2017, alla presenza di altri sacerdoti della diocesi», don Barone era stato ammonito canonicamente.
Gli veniva «proibito di praticare preghiere di guarigione e di esorcismi» e lo si invitava «a ravvedersi da tali comportamenti e a intraprendere un serio cammino di revisione». Tuttavia, niente da fare. Barone avrebbe «continuato a praticare preghiere di esorcismo particolarmente nei confronti di una ragazza minorenne e con serie problematiche personali», recando «grave turbativa ai fedeli a ragione della pratica di strane preghiere di esorcismi da lui compiuti nei confronti di minori e di persone da lui definite possedute». Ma nell’interrogatorio di garanzia, il prete asserì che «Il vescovo Angelo Spinillo sapeva degli esorcismi che tali non erano, ma si trattava solo di pratiche di purificazione».

Le accuse
del cugino pentito
A peggiorare il quadro, per don Barone arrivano anche le parole del cugino omonimo. L’altro Michele Barone è un collaboratore di giustizia, ex affiliato dei Casalesi. «Don Michele Barone frequentava assiduamente anche il figlio di Salvatore Belforte (boss di Marcianise, ndr)- dichiara il pentito -. Lui indossa solo la tunica ma il sacerdote non lo ha mai fatto». Il cugino mette a verbale: «Il padre di don Michele Barone venne da me per risolvere il problema (una relazione con una ragazza, ndra). Io intervenni a modo mio ed andai a picchiarlo. Gli diedi 7 o 8 schiaffi». Ma dopo quella lezione, «cambiò vita ma solo in apparenza. Frequentava le case degli affiliati e probabilmente gli piaceva la moglie di qualcuno di loro. Poi iniziò a frequentare anche una donna divorziata e lo picchiai anche per quello». Le dichiarazioni, però, devono ancora trovare riscontri.

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martedì, 7 maggio 2019 - 15:55
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