Soldi dei Polverino riciclati in box auto al Vomero: frana l’inchiesta sulla ‘Napoli bene’, assolti commercialisti e ristoratore

La procura di Napoli
di Manuela Galletta

L’inchiesta che aveva teorizzato il reimpiego dei soldi del clan Polverino in due grosse operazioni imprenditoriali (una al Vomero e l’altra in Calabria) e che nel settembre del 2016 travolse imprenditori, commercialisti e finanche un generale della Finanza, si sgonfia come una bolla di sapone a distanza di tre anni dagli arresti (annullati dal Tribunale del Riesame di Napoli, decisione confermata dalla Cassazione).

Martedì 8 maggio il giudice per le indagini preliminari Ferrigno del Tribunale ha spazzato via, con un tratto di penna, le pesanti accuse mosse a vario titolo agli imputati (concorso esterno in associazione mafioso, riciclaggio, favoreggiamento e intestazione fittizia di beni) e con esse le severe richieste di condanna avanzate dal pubblico ministero antimafia Fabrizio Vanorio: tutti assolti, tutti assolti in relazione allo scenario accusatorio portante secondo il quale imprenditori e commercialisti imputati si erano intestati quote societarie della ‘Immobiliare Belvedere’ attraverso la quale ricevevano i finanziamenti di una società riconducibile a Carlo Simeoli (quest’ultimo genero di Angelo Simeoli che è considerato referente di spicco dei Nuvoletta-Polverino) da impiegare per la realizzazione di un parcheggio interrato (con 122 box) in via Aniello Falcone al Vomero. Secondo l’accusa gli imputati erano consapevoli di chi fosse Simeoli e soprattutto della provenienza illecita del denaro. Giovanni De Vita è stato però condannato a un anno e otto mesi per un illecito tributario del 2010, una contestazione minore.

L’assoluzione ha riguardato il commercialista, nonché imprenditore noto nel settore della ristorazione, Roberto Imperatrice (difeso dagli avvocati Salvatore Nugnes e Alfredo Capuano) che rispondeva di concorso esterno in associazione di stampo mafioso perché sospettato di avere fatto da intestatario di quote societarie di attività che erano riconducibili a Carlo Simeoli. Imperatrice (che è stato socio di riferimento del gruppo imprenditoriale che aveva in gestione il marchio di ristorazione ‘Rosso Pomodoro’) è stato anche assolto dall’accusa di riciclaggio di denaro sporco. Nei suoi confronti il pubblico ministero antimafia Vanorio aveva chiesto 10 anni. Dalla contestazione di riciclaggio, aggravata dalla matrice camorristica, sono stati assolti anche altri imputati: il commercialista Giovanni De Vita e i suoi fratelli Luca e Andrea (Luca era socio della Immobiliare Belvedere, mentre Andrea ne era l’amministratore di fatto), nonché Raffaele Iovine, amministratore unico della società Immobiliare Belvedere a partire dal 17 settembre del 2012. I fratelli De Vita sono stati difesi dagli avvocati Luigi Petrillo e Maurizio Sica; Iovine è stato assistito dall’avvocato Virgilio Marino e Petrillo.

L’assoluzione è stata disposta anche per l’avvocato penalista Roberto Guida (del foro di Napoli), finito sul banco degli imputati con l’accusa di favoreggiamento perché, secondo l’accusa, avrebbe messo al corrente Roberto Imperatrice e il commercialista Giovanni De Vita dell’esistenza di indagini in corso circa il reimpiego di denaro sporco; secondo i pm, l’avvocato aveva appreso queste notizie riservate dal generale della Finanza Giuseppe Mango (che ha scelto il rito ordinario), all’epoca comandante interregionale del Veneto. L’avvocato Guida è stato rappresentato dall’avvocato Alfonso Furgiele.
Assoluzione, infine, per Giuseppe Fiorentino accusato di avere avuto un ruolo in una presunta evasione fiscale commessa dall’ex capitano della Nazionale Fabio Cannavaro. Cannavaro ha optato per il rito ordinario. Le motivazioni saranno depositate tra 90 giorni, il pm Vanorio ha già annunciato ricorso in Appello.

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giovedì, 9 maggio 2019 - 10:19
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