Uccisi perché il boss non voleva saldare un debito di gioco, il pm chiede l’ergastolo per Eugenio D’Atri

Francesco Tafuro (di 33 anni) e Domenico Liguori (di 32 anni) furono ammazzati a Saviano nel 2016
di Manuela Galletta

Richiesta di condanna all’ergastolo per Eugenio D’Atri, un precedente penale per droga risalente all’ottobre del 2007 e una parentela con alcuni spacciatori del rione di edilizia ‘Conocal’ di Ponticelli, accusato del duplice omicidio di Francesco Tafuro (di 33 anni) e Domenico Liguori (di 32 anni), due bravi ragazzi ammazzati per un assurdo debito gioco che D’Atri aveva contratto e non voleva saldare. Ieri mattina il pubblico ministero antimafia Scarfò ha chiesto ai giudici della terza sezione della Corte d’Assise di Napoli di condannare l’imputato al fine pena mai con isolamento diurno per un anno. L’imputato, che è accusato di essere il mandante dell’agguato, ha reso nuove dichiarazioni nel corso delle quali ha chiesto scusa ai familiari delle vittime e ha provato nuovamente a scaricare la responsabilità della decisione omicidiaria su Nicola Zucaro che è stato già condannato in Appello.

Tafuro e Liguori furono ammazzati il 16 febbraio del 2016 in via Olivella a Saviano. I due ragazzi lavoravano in un centro scommesse che D’Atri frequentava come scommettere. L’imputato aveva perso una serie di scommesse e i due ragazzi gli avevano fatto credito: quando però Tafuro e Liguori chiesero la restituzione della somma, maturò il delitto. All’omicidio parteciparono anche Domenico Altieri (che si pentì subito dopo l’arresto) e Nicola Zucaro: entrambi sono stati processati e condannati con il rito abbreviato. (Approfondimenti sulla storia sono disponibili sull’edizione di oggi del quotidiano digitale, accessibile su abbonamento)

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giovedì, 16 maggio 2019 - 09:04
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