Milano, ucciso di botte a soli due anni
 Picchiato dal padre, l’uomo agli agenti: «Sono stato io, non riuscivo a dormire»

bimbo ucciso a milano
di Tina Raucci

L’ha ucciso di botte per rabbia. Perché quel bimbo di due anni, suo figlio, «non mi faceva dormire». E’ un racconto dell’orrore quello che arriva da Milano, dove nella giornata di ieri Aliza Hrustic, 25enne nato a Firenze e di origini croate, ha ammazzato il proprio bambino. «Non riuscivo a dormire, mi sono alzato e l’ho picchiato», ha spiegato agli agenti della Squadra Mobile che l’hanno arrestato con l’accusa di infanticidio.

Silvjia Z., la mamma del piccolo e incinta al sesto mese, era in casa, nel quartiere popolare della zona San Siro, quando Aliza si è scagliato come una furia sul figlio. Le forze dell’ordine l’hanno ritrovata in lacrime accanto al corpo del piccolo, pieno di lividi, segni di strangolamento e una ferita alla testa. Aliza, invece, si era allontanato dopo avere chiamato il 118 dicendo che il figlio stava male e aveva problemi respiratori: l’uomo aveva trascinato con sé le altre due figlie, di 3 e un anno. L’uomo era in cerca di un rifugio sicuro per sottrarsi ad eventuale cattura. I carabinieri l’hanno rintracciato poche ore dopo nel quartiere del Giambellino. «Non sappiamo se il bambino stesse piangendo. Hrustic ha solo detto di non riuscire a prendere sonno. Così si è alzato e, in preda a un eccesso di rabbia immotivata, l’ha picchiato fino alla morte», ha dichiarato capo della Squadra Mobile Bucossi. La natura violenta dell’uomo sembrerebbe nota ai suoi famigliari: soli due anni fa il giovane aveva aggredito senza spiegazioni Bardo Secic, suo prozio, colpendolo alla testa con la fibbia della cintura. Da allora i rapporti tra i due e il resto della famiglia si erano interrotti. «Merita l’ergastolo», ha dichiarato Secic, che avrebbe voluto conoscere il piccolo ma non ha fatto tragicamente in tempo.

Una storia dell’orrore che riporta alla memoria la storia del piccolo Giuseppe Dentice, massacrato di botte e ucciso del patrigno a Cardito (in provincia di Napoli), perché, giocando con la sorellina Noemi aveva rotto la testiera del lettino nuovo. Giuseppe aveva sette anni.

giovedì, 23 maggio 2019 - 14:04
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