Paranza dei bambini, l’ultima sentenza: confermate in Cassazione 33 condanne, 10 posizioni rimandate all’Appello

Pasquale Sibillo nel giorno dell'arresto avvenuto nel 2015
di Manuela Galletta

Trentatré condanne definitive e dieci condanne annullate e rinviate al vaglio di una nuova sezione della Corte d’Appello di Napoli.

Ieri sera la terza sezione della Corte di Cassazione ha preso posizione sulla cosiddetta ‘paranza dei bambini’, vale a dire il cartello composto dai Sibillo-Giuliano-Amirante-Brunetti che aveva allungato le mani tra Forcella e le zone limitrofe approfittando della ‘debolezza’ della cosca dei Mazzarella colpita duramente da arresti e condanne. La sentenza trasforma, dunque, in verità processuale l’ascesa criminale di questo cartello – teorizzata dai pm antimafia Francesco De Falco e Henry John Woodcock – che vedeva ai suoi vertici ragazzi intorno alla ventina. Giovanissimi, che, a suon di stese e di agguati, s’erano messa in testa di sfidare ciò che restava della storica cosca dei Mazzarella, anche grazie al benestare dei Contini, e di accaparrarsi il controllo delle attività illecite nella zona, dal traffico di droga al racket delle estorsioni.

Tradotto in numeri, Pasquale Sibillo dovrà scontare 13 anni e 4 mesi di reclusione: l’imputato è da sempre indicato dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli a capo dell’omonimo gruppo criminale insieme al fratello Emanuele, il leader naturale del gruppo rimasto ammazzato in via Oronzio Costa, a Forcella, mentre stava per compiere una ‘stesa’ (insieme a Pasquale) nel regno dei rivali, i Buonerba.

Sedici anni sono stati disposti per Manuel Brunetti, che già scontando una condanna definitiva a 16 anni per aver ucciso nel 2009 la guardia giurata Umberto Concilio nel tentativo di portargli via la pistola d’ordinanza. Ventotto  anni per Alessandro Riccio, che un anno fa ha incassato una condanna (in primo grado) all’ergastolo per l’omicidio di Massimiliano Di Franco, ex uomo del clan Misso che s’era rifiutato di affiliarsi ai Sibillo-Amirante-Brunetti-Giuliano e per questa ragione venne ucciso: la condanna a 28 anni di Riccio ingloba i 13 anni disposti per camorra nel processo sulla ‘paranza dei bambini’ e quelle rimediate in altri tre procedimenti.

Francesco Frenna dovrà scontare 10 anni; 9 anni a Daniele Napolitano; 5 anni e 4 mesi a Gennaro Riccio solo per droga; 3 anni per Ilario Riccio; 3 anni e 4 mesi per Vincenzo Sibillo, il padre di Pasquale ed Emanuele Sibillo; 7 anni per Cristiano Giuliano; 14 anni Giuseppe Giuliano; 4 anni per Yassir Atid; 3 anni, 6 mesi e 20 giorni per Carla De Martino; 12 anni e 8 mesi per Antonio Esposito. Le pene divenute definitive per questo gruppo di imputati sono state disposte un anno fa dai giudici della Corte d’Appello di Napoli a seguito di un ridimensionamento del verdetto di primo grado.

In Appello non beneficiarono di alcuno sconto di pena, rispetto al rito abbreviato, altri 23 imputati, per molti dei quali è arrivata la conferma in Cassazione: 20 anni a Luigi Vicorito del clan Giuliano; 16 anni per Antonio Giuliano; 9 anni per Daniele Giuliano; 11 anni per Guglielmo Giuliano classe 1994; 14 anni per Manuel Giuliano; 18 anni per Salvatore Del Prete (esponente della famiglia Mazzarella); 6 anni per Beniamino Ambra; 8 anni per Salvatore Amirante; 10 anni per Antonio Baldassare; 3 anni e 4 mesi per Assunta Baldassarre; 12 anni per Ciro Brunetti; 2 anni per Salvatore Brunetti; 6 anni per Salvatore Casaburi, 7 anni per Alessandro Cecere, 6 anni per Giuliano Cedola, 6 anni per Rosario Cinque, 6 anni perVittorio Cioffi, 6 anni e 4 mesi per Carmela De Rosa, 12 anni per Enrico Massara, 6 anni per Pasquale Nasti.

Si dovrà invece celebrare un nuovo processo in Appello per 10 imputati: a seconda delle posizioni, la Corte di Cassazione ha messo in discussione le conclusioni a cui giunsero i giudici del secondo grado. Gli ‘ermellini’ hanno annullato con rinvio la condanna a 12 anni disposta per Giuseppe Giuliano (difeso dagli avvocati Roberto Saccomanno e Leopoldo Perone), dell’omonima famiglia criminale, rispetto a due contestazioni: l’aggravante di capo e promotore contestata limitatamente al reato di camorra (reato che è stato confermato) e il tentato omicidio ai danni di Carmine Izzo. La Corte d’Appello dovrà invece rivalutare l’entità della pena per Lucia Ioia (condannata a 6 anni), Raffaele Maddaluno (10 anni), Gennaro Pollaro (6 anni; difeso dall’avvocato Leopoldo Perone) e Ciro Ioia. Sul trattamento sanzionatorio si giocherà la nuova partita processuale per Luigi Giuliano jr, che in Appello aveva rimediato 14 anni. La Corte di Cassazione ha invece annullato con rinvio la condanna a 16 anni per Salvatore Cedola, esponente di spicco dei Giuliano, limitatamente all’aggravante di capo e promotore (confermato il reato di camorra): Cedola è stato difeso dagli avvocati Leopoldo Perone e Antonio Rizzo. Da rivedere invece la contestazione di associazione per delinquere, con conseguente rivisitazione della pena, per Anna D’Avolio (che in Appello ottenne la condanna a 5 anni e 4 mesi per droga ma fu assolta dall’accusa di camorra) e per Salvatore Frenna (10 anni), nonché per Domenico Giaquinto.

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giovedì, 30 maggio 2019 - 13:07
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