Whirlpool punta sull’Italia ma non su Napoli, verrà ceduto il sito partenopeo
Di Maio tuona: «Pronti a rivedere accordi»

Whirlpool
di Roberta Miele

Per dieci, infuocati, minuti hanno discusso i vertici della Whirlpool Emea e i rappresentanti sindacali dell’azienda, dopo di che è stato annunciato lo sciopero di tutti i lavoratori dei siti italiani. Come un fulmine a ciel sereno la multinazionale americana, durante l’incontro di oggi a Roma per un aggiornamento sul Piano Industriale Italia 2019-2021, ha dichiarato di voler riconvertire il sito di Napoli e cedere il ramo d’azienda ad una società terza. Nonostante i 70 milioni investiti negli anni, secondo i vertici aziendali, il sito partenopeo resta sotto la media del gruppo, quindi «non è più sostenibile». Di qui la cessione per assicurare continuità ai 420 lavoratori impiegati.

All’incontro di coordinamento nazionale di questa mattina hanno partecipato le delegazioni Fim, Fiom, Uilm da tutto il territorio italiano. L’azienda ha ribadito «la strategicità dell’Italia all’interno della regione Emea da un punto di vista industriale e commerciale e ha confermato le direttrici strategiche» del piano firmato lo scorso 25 ottobre al ministero dello sviluppo economico. Dei 250 milioni previsti, 80 sono già stati investiti. In linea di massima, un trend positivo che porterà ad un incremento di produzione sforando il tetto delle 800mila unità.

Gli unici a rimanere nel limbo saranno i lavoratori napoletani, a cui è andata la solidarietà dei colleghi del resto d’Italia che hanno indetto uno sciopero. Per i sindacati la scelta dell’azienda «è inaccettabile» perché il piano «siglato circa sei mesi fa insieme al governo» prevede investimenti e rilancio per tutti i siti, compreso quello del capoluogo campano.

Ha espresso la propria vicinanza anche la capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera, Debora Serracchiani, che promette l’utilizzo di ogni strumento a disposizione del Parlamento «per mettere in campo ogni iniziativa utile a garanzia» dei dipendenti «di cui è stato annunciato il licenziamento». La deputata dem punta il dito contro il governo che ha dimostrato di «l’assoluta incapacità nel gestire e monitorare le vertenze in corso». Invoca invece l’intervento dell’esecutivo il capogruppo del Pd in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, Gennaro Migliore, «per evitare l’ennesimo abuso nei confronti dei lavoratori, che hanno sempre garantito il massimo della produttività».

Una nuova spada di Damocle pende sul ministero di Luigi Di Maio. «Stracciando l’accordo del 25 ottobre – Interviene il ministro dello sviluppo economico – i nuovi vertici di Whirlpool hanno mancato di rispetto ai lavoratori, ancor prima che al ministero dello Sviluppo Economico e al governo stesso». «Pretendo che venga puntualmente fatta chiarezza» aggiunge il vice premier sottolineando di essere pronto a «rimettere in discussione l’intero piano industriale e a verificare l’utilizzo che è stato fatto degli ammortizzatori sociali fino ad oggi». Dopo il colosso della grande distribuzione francese Auchan, che ha ceduto i punti vendita dello stivale a Conad, la doccia fredda di Mercatone Uno, che ha chiuso 55 negozi mandando a casa 1800 lavoratori. Oggi una nuova vertenza firmata Whirlpool, sospesa fino a martedì 4 giugno, quando si aprirà il tavolo ministeriale.

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venerdì, 31 maggio 2019 - 17:44
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