«Basta sbarchi o passiamo ai fatti», busta con proiettile a Patronaggio: sabato sit-in per il procuratore di Agrigento

Uno sbarco dei migranti (foto Kontrolab)
di Roberta Miele

Un proiettile calibro 6,35 arrivato in una busta direttamente sulla scrivania del procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio e un messaggio preciso: «Se continui a far sbarcare i migranti, passiamo ai fatti». La minaccia di morte, l’ultima di un’escalation nei confronti del procuratore, ha smosso i sentimenti di solidarietà di magistratura, politica e società civile.

«La procura non si tocca. Noi siamo tutti Patronaggio» è il messaggio, divenuto virale sui social, che invita a partecipare al sit-in di sabato prossimo alle 10 davanti alla Procura di Agrigento in sostegno del magistrato. L’iniziativa è promossa dal comitato «Titano», che si batte per l’acqua pubblica. Parole di conforto sono arrivate dall’Associazione nazionale magistrati che ha condannato «il vile gesto di intimidazione», dovuto all’attività del collega. Non si tratta dell’unico episodio di violenza: pochi giorni fa, spiega l’Associazione in una nota, anche un altro giudice è stato minacciato sui social «per provvedimenti non graditi in materia di immigrazione».

L’azione della magistratura, comunque, non verrà condizionata da simili gesti, continua l’Anm, che confida nella piena consapevolezza di chi opera nello Stato «della pericolosissima deriva insita nella contrapposizione tra le Istituzioni e nella personalizzazione delle decisioni giudiziarie». È chiaro il riferimento allo scontro tra magistratura e il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che si è scagliato contro Patronaggio per aver disposto lo sbarco dei migranti a bordo della Sea Watch. Vicinanza, anche come amico, è stata espressa da Gregorio Porcaro, coordinatore regionale di Libera Sicilia e nuovo vicedirettore della Caritas di Palermo.

«È importante che quante più persone possibile gli stiano accanto dimostrando la loro solidarietà. Dobbiamo fargli sentire una presenza che distrugge la paura e che, facendo ognuno la nostra parte, costruisce ogni giorno una società di giustizia, senza mafia e senza razzismo», conclude Porcaro. Piena solidarietà è arrivata anche dalla politica. Il sindaco di Canicattì (Agrigento), Ettore Di Ventura, insieme agli assessori della Giunta Municipale, condanna con fermezza il «vile atto intimidatorio» contro il togato. «Ci duole constatare che, in questa nostra provincia, fare il proprio dovere di magistrato e/o di amministratore che prende posizioni ben definite procedendo secondo la legge diventi, per qualcuno, motivo di attacco diretto e inequivocabile», conclude il primo cittadino. E non solo solidarietà e la vicinanza si sono fatte sentire, ma anche preoccupazione: dopo le minacce, si è riunito il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto Dario Caputo. Al termine della riunione, è stato deciso di rafforzare la scorta a Patronaggio.

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martedì, 11 giugno 2019 - 17:21
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