Nomine in Campidoglio, chiesti due anni per l’ex braccio destro di Virginia Raggi

Campidoglio Roma
di Tina Raucci

La procura di Roma ha chiesto 2 anni di condanna per abuso d’ufficio per Raffaele Marra, l’ex capo gabinetto del Campidoglio ed ex braccio destro del sindaco Raggi. Secondo i pm, Marra non solo non si astenne, ma ebbe un ruolo attivo e di rilievo nel procedimento che portò alla nomina del fratello Renato a capo della direzione Turismo del Comune di Roma, prima di allora semplice vigile. Ciò avrebbe comportato per Renato Marra un aumento di stipendio pari a 20mila euro. L’incarico di Renato Marra fu successivamente sospeso su ordine di Virginia Raggi. Infine ne sopraggiunse la revoca, in seguito al provvedimento di custodia cautelare nei confronti di Raffaele Marra con l’accusa di corruzione, per una precedente vicenda giudiziaria.

La vicenda delle nomine illecite al Campidoglio ha coinvolto lo stesso sindaco del Movimento Cinque Stelle, accusata di falso documentale ed assolta lo scorso 10 novembre in primo grado. In sede giudiziaria il pm Francesco Dall’Olio ha ricostruito i vari passaggi che portarono alla nomina di Renato Marra, dietro pressioni del fratello Raffaele. Secondo l’accusa quest’ultimo avrebbe inoltrato la domanda come dirigente della direzione Turismo solo dopo aver ottenuto dal fratello le dovute rassicurazione.

Raffaele Marra avrebbe concordato tale nomina in occasione della riunione del 26 ottobre 2016, stipulando un trattamento preferenziale con Adriano Meloni, allora assessore al Commercio presso il Comune di Roma. In sede giudiziaria Marra ha continuato a dirsi ‘estraneo’ rispetto all’intera vicenda: «La procedura di interpello si svolse su iniziativa di Virginia Raggi, che detiene potere autonomo ed esclusivo sull’assegnazione dei vari incarichi in Campidoglio. L’interpello inoltre aveva mera natura esplorativa, anch’io come altri dirigenti fui soggetto a valutazione, a prescindere dalla presentazione delle domande per le posizioni ricoperte». Marra si è anche pronunciato sull’aumento di stipendio che interessò, a suo tempo Renato, che passò dalla prima alla terza fascia contributiva: «Era tutto indicato nella procedura di conferimento dell’incarico». La sentenza è attesa dopo l’estate.

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martedì, 11 giugno 2019 - 19:03
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