Radio Radicale è salva, la Lega scarica i grillini. Salvini: «Non si chiude una radio o un giornale con un tratto di penna»

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Radio Radicale è salva. E’ salva grazie alla Lega, che sulla convenzione che legava la Radio al Governo per la trasmissione delle sedute parlamentari ha avuto una posizione più morbida rispetto alla netta chiusura dei grillini. Ed è proprio grazie ai voti del Carroccio, ché soli quelle delle opposizioni non sarebbero stati sufficienti, che questa mattina, nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera, è passato un emendamento del Pd (a firma Sensi e Giachetti) per ‘salvare’ l’emittente, tramite un finanziamento di altri 3 milioni per il 2019.

E così a conti fatti il Governo bicefalo si è spaccato e i Cinque Stelle sono stati i soli a votare contro, mantenendo fede alla linea dello stop alla convenzione perché il servizio delle trasmissioni delle sedute parlamentari è già affidato alla Rai e dunque sarebbe stato utile tagliare il costo sostenuto per Radio Radicale. Furioso Vito Crimi, il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria che sarò ricordato per i tagli ai fondi per l’editoria e per le inevitabili ripercussioni occupazionali oltre che per le ripercussioni sul pluralismo dell’informazione giornalistica: «Prendo atto che la Lega ha votato insieme al Pd per regalare altri 7 milioni di euro a Radio Radicale (3 milioni nel 2019 e 4 nel 2020), che vanno ad aggiungersi ai 9 milioni già spettanti nel 2019 e agli oltre 250 milioni complessivamente incassati negli ultimi 25 anni. Contenti loro». Se i grillini masticano amaro soprattutto per il primo eclatante voltafaccia della Lega («E’ una cosa gravissima, di cui anche la Lega dovrà rispondere davanti ai cittadini. Sono franco: dovrà spiegare perché ha appoggiato questa indecente proposta del Pd!», ha commentato Di Maio), la Federazione nazionale della Stampa esulta ché, con il salvataggio di Radio Radicale, potrebbe essersi aperto uno spiraglio per ridiscutere la legge che taglia i fondi per l’editoria. «Il via libera all’emendamento che permetterà a Radio Radicale di continuare a trasmettere dimostra che, quando sono in gioco la difesa della libertà di espressione e i valori della Costituzione, non c’è contratto o alleanza di governo che tenga. Il voto a larga maggioranza dei gruppi parlamentari premia le azioni pubbliche di mobilitazione di cui la FNSI si è fatta promotrice, raccogliendo il sostegno di numerose forze politiche, associazioni e cittadini. Non va però abbassata la guardia. Eguale mobilitazione e’ necessaria per difendere il pluralismo dell’informazione e impedire il taglio del fondo per il pluralismo, che produrrebbe la chiusura delle voci delle minoranze e delle differenze e la perdita di numerosi posti di lavoro», hanno affermato in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana.

E lo spiraglio è più che concreto. Basta guardare alle dichiarazioni rese dopo il sì all’emendamento da Matteo Salvini: «Io ho sempre detto che non si chiude una radio, un giornale, una televisione con un emendamento o un tratto di penna: bisogna lasciare tempo e rispettare il lavoro fatto».

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giovedì, 13 giugno 2019 - 16:31
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