Morti causate dall’amianto all’ex Ilva: pena da ricalcolare per due dirigenti, decisione della Corte di Cassazione

Tribunale
di Roberta Miele

Un altro processo di appello sarà necessario per stabilire l’entità della pena per gli ex dirigenti dell’Ilva di Taranto Sergio Noce e Fabio Riva, imputati per le morti di alcuni operai causate dall’amianto presente nello stabilimento tarantino dove le vittime lavoravano. Ieri sera è arrivato il verdetto della quarta sezione penale della Corte di Cassazione che ha annullato con rinvio la decisione della Corte di Appello di Taranto.

I giudici di secondo grado, il 23 giugno 2017, avevano condannato a 2 anni e 4 mesi Sergio Noce, 2 anni ad Angelini e 2 anni e 8 mesi a Giambattista Spallanzani, che nel frattempo è deceduto. Per un errore di notifica, sono state stralciate le posizioni di Fabio Riva, rappresentante legale dell’acciaieria appartenuta alla sua famiglia, e Luigi Capogrosso, manager dello stabilimento tarantino. Per loro ci sarà un processo separato.

Nel nuovo processo in Appello per Noce e Riva la pena dovrà essere ricalcolata. Non è ancora chiaro per quali decessi bisognerà rifare l’istruttoria, per chiarirlo sarà necessario aspettare le motivazioni poste alla base della decisione. Stralciate, invece, dalla Suprema Corte le posizioni di Fabio Riva, rappresentante legale dell’acciaieria appartenuta alla sua famiglia, e Luigi Capogrosso, manager dello stabilimento tarantino. Alla base della decisione un difetto di notifica che comporterà un nuovo e separato procedimento a loro carico.

Il processo per le morti dei lavoratori Ilva, causate dall’amianto e da altri cancerogeni, è iniziato davanti al Tribunale di Taranto nel 2012. Alla sbarra c’erano 27 imputati, condannati in primo grado a 189 anni di carcere complessivi. La sentenza è stata poi ribaltata in secondo grado: i giudici disposero la prescrizione del reato di omissione dolosa di cautele antinfortunistiche e confermarono la condanna per omicidio colposo solo per i tre ex direttori. Gli altri imputati, invece, furono assolti per «non aver commesso il fatto».

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venerdì, 14 giugno 2019 - 18:22
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