Napoli, la rivolta di 220 detenuti nel carcere di Poggioreale: sindacati sul piede di guerra, 30 detenuti trasferiti

Carcere Poggioreale
Il carcere di Poggioreale

I responsabili della rivolta che ieri sera, 16 giugno, ha portato al danneggiamento del reparto Salerno del carcere di Poggioreale saranno trasferiti. Riassegnati ad altro penitenziario, in attesa che l’inchiesta aperta dalla procura della Repubblica di Napoli per riannodare i fili di quanto è accaduto faccia il suo corso.
Il giorno dopo la rivolta che ha visto protagonisti per 220 detenuti è il giorno della conta dei danni. Celle a soqquadro, mobili e suppellettili gettati giù per le scale, le condutture dell’acqua rotte. E poco ci è mancato che si arrivasse allo scontro tra detenuti e agenti della Polizia penitenziaria. L’incredibile protesta è scoppiata per via delle condizioni precarie di salute di un detenuto che lamentava una febbre persistente. Il timore diffusosi tra i detenuti è che potesse trattarsi di meningite. E così quando le loro pressanti richieste di trasferire il detenuto in pronto soccorso non sono state accolte, è scattata la rivolta. La rivolta è rientrata dopo due ore di altissima tensione. I capi della rivolta sono stati identificati in una trentina di detenuti per i quali è stato disposto il trasferimento d’urgenza verso altre carceri.

L’episodio ha fatto infuriare i sindacati che sono tornati a chiedere investimenti sul fronte del personale. «Stiamo parlando del carcere più affollato d’Europa, in cui mancano ben 200 poliziotti ed operai penitenziari. Nonostante questa difficoltà evidente, si riesce a mantenere, nei limiti del possibile, l’ordine e la sicurezza. Siamo stati condannati a causa della sentenza Torregiani, che si sofferma sulle condizioni dei detenuti, ma la mia domanda è questa: in un carcere con più di 2400 detenuti, come è possibile garantire tutte le norme dettate dalla legge? La polizia penitenziaria ha acquisito negli anni una grandissima professionalità, garantendo sicurezza ed ordine», ha commentato stamattina a Radio Crc Ciro Auricchio, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Uspp.

«Le attuali condizioni di vivibilità lavorativa e alloggiativa delle carceri italiane, e in particolare del carcere di Napoli Poggioreale, sono arrivate a un punto di non ritorno. Per il carcere partenopeo nel merito si tratta di una carenza di almeno 150 unità di Polizia Penitenziaria, e di un sovraffollamento che riesce a toccare punte giornaliere nell’ordine di 300/700 detenuti pari ad oltre il 30 per cento e appare chiaro in tali condizioni che se l’attuale segnale di insofferenza da parte della popolazione detenuta di Napoli se potrà, come sembrerebbe concludersi pacificamente, con l’accentuarsi della calura estiva, si ha ragione di temere prossime e ben piu’ gravi conseguenze», ha sottolineato Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria). «Comprendiamo – conclude Beneduci – che i problemi legati alle attuali polemiche sui rapporti tra esponenti della magistratura e della politica possano rivestire per il Guardasigilli Bonafede priorità assoluta, ma deve risultare altrettanto chiaro che rispetto alle attuali condizioni del sistema penitenziario Italiano e dalla conseguente situazione lavorativa del personale di Polizia Penitenziaria ben poco è stato, fino ad oggi, attuato dall’attuale esecutivo, per cui è da temersi una stagione estiva di grave disordine penitenziario qualora ancora non si intervenga con adeguate misure».

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lunedì, 17 Giugno 2019 - 10:56
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