Laurea honoris causa a don Loffredo: è il parroco che con la sua ‘paranza’ ha riacceso la speranza al rione Sanità

Don Antonio Loffredo
di Tina Raucci

«Alla Sanità la gente è forgiata per resistere, per questo senza nessuno sforzo, nel bene e nel male, sono potenti quando si uniscono in ‘paranza’»: con queste parole don Antonio Loffredo, parroco del rione Sanità, ha elogiato le numerose persone che riescono a far ‘comunità’, in un contesto segnato da problematiche e difficoltà.  Le dichiarazioni di don Antonio Loffredo hanno scandito la cerimonia per il conferimento della laurea honoris causa in Architettura da parte dell’Università Federico II di Napoli. A consegnare il titolo, alla presenza di numerose persone, è stato il rettore Gaetano Manfredi.

«Urge ricostruire la comunità. Essa cresce solo quando le istituzioni pubbliche, imprese e terzo settore condividono una visione di sussidiarietà verticale e orizzontale», è il monito di don Antonio in occasione della cerimonia. «Urge mettere nelle mani delle comunità territoriali i tanti beni comuni inutilizzati e trascurati. Oggi al rione Sanità, grazie all’uso generativo dei beni storico-artistici alcuni giovani lavorano in diverse piccole cooperative con positive ricadute sul tessuto commerciale della comunità territoriale», ha proseguito.

L’impegno di don Antonio Loffredo, parroco della basilica di S. Maria della Sanità di Napoli dal 2001, sta portando oggi i suoi bellissimi frutti. Il sacerdote, molto amato e noto tra la gente, sottrae di giorno in giorno i giovani dalla strada per deviarli dalla ‘tentazione di criminalità’. A don Antonio si deve anche la fondazione della cooperativa sociale “La Paranza” che, tra le tante attività volte alla valorizzazione del patrimonio artistico-culturale del territorio, cura e gestisce il sito delle Catacombe di Napoli. Solo nel 2018 sono stati registrati quasi tredicimila ingressi.

«La domanda che anni fa ci siamo fatti – ha affermato – era quella di come rigenerare questa periferia urbana ed esistenziale allocata nel centro antico, nel cuore stesso di Napoli. La risposta era sotto gli occhi: trasformare gli spazi in luoghi» ha dichiarato, approfondendo: «Adesso sono strutture ricettive, luoghi per l’aggregazione, piccoli orti urbani, luoghi dove si impara a dominare la parola, dove si fa teatro, danza, musica, botteghe, laboratori di restauro».L’intervento odierno è stato segnato da parole di speranza e fiducia verso il domani, a partire dalle attività e dai giovani di oggi: «Siamo fiduciosi, e prime luci dell’alba già si vedono e sappiamo che la strada è questa».

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martedì, 2 Luglio 2019 - 14:04
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