Sea Watch, le Ong lanciano la sfida: «Agiremo come Carola Rackete»
e disertano l’audizione a Montecitorio

Sea Watch3 Carola Rackete
Carola Rackete, il capitano Sea Watch3

«Agiremo ancora come ha fatto la Sea Watch, seguendo la legge del mare». Il giorno dopo la sentenza del gip, che non ha convalidato l’arresto del comandante Carola Rackete, le ong si dicono pronte a «tornare nel Mediterraneo per salvare vite», proseguendo il braccio di ferro con il Viminale. Il primo nuovo simbolico gesto di compattezza delle Organizzazioni non governative è stato quello di disertare l’audizione prevista in commissioni riunite, Giustizia e Affari Costituzionali, a Montecitorio, dove avrebbero dovuto presentarsi per esporre le proprie riflessioni sul decreto sicurezza bis.

Una decisione presa in solidarietà nei confronti di Sea Watch, che all’ultimo momento era stata esclusa dall’audizione. «Quel gesto dimostra un vizio di chi è al governo di considerare il Parlamento come se fosse casa propria, ascoltando solo chi si vuole», hanno poi detto in una conferenza congiunta Mediterranea, Antigone, Sea Watch, Opern Arms, Amnesty e Medici senza Frontiere, giustificando così la diserzione.

«Una scelta di cui abbiamo preso atto, ma si tratta di una autoesclusione non comprensibile», commenta piccata Francesca Businarolo, Presidente della Commissione Giustizia della Camera. «Avevo ritenuto di dare seguito alle richieste avanzate da due gruppi parlamentari, – ha continuato – escludendo la Sea Watch dalle audizioni, perché quel caso ha assunto una sensibilità mediatica tale da sovrapporre le finalita’ del confronto».

L’unica ad essere presente, fuori dal coro, è stata l’associazione Papa Giovanni XXIII: «Ci teniamo a portare il nostro pensiero, anche in un dialogo con le istituzioni parlamentari», ha spiegato la portavoce Laila Simoncelli. Sull’altro fronte, invece, ci sono le ong che annunciano di voler proseguire «il monitoraggio nel Mediterraneo. E faremo quello che è previsto dalle normative che ci obbligano a comportarci in un certo modo, come ha fatto la Sea Watch. E’ così che abbiamo fatto e così faremo», spiegano, senza evitare stoccate al titolare del Viminale: «Se Salvini salisse sulla nostra nave e non tendesse la mano ai naufraghi che stanno per annegare, sarebbe un mostro. Siamo stanchi di essere insultati da lui».

Nel frattempo le Organizzazioni incassano quella che ritengono una prima vittoria contro il decreto sicurezza bis: la decisione del giudice di non convalidare l’arresto di Carola Rackete, comandante della Sea Watch. «L’ordinanza del Gip restituisce dignità all’Italia, raccoglie, racconta e spiega in maniera sintetica ciò che non succede a livello governativo», spiegano le associazioni chiedendo il dissequestro immediato delle navi Ionio e Sea Watch. Resta in disparte, per ora, la protagonista dello scontro con il ministero dell’Interno: Carola Rackete è ancora in Italia, «ma non è detto che ci resti nei prossimi giorni», spiega Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch. Tornata in libertà, la reazione della Comandante tedesca al clamore mediatico ha dei toni ironici: «Forse è il caso di emigrare in Australia – dice – e di tornare ad occuparmi degli albatros».

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mercoledì, 3 luglio 2019 - 19:50
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