Jabil, estate di lotta per i dipendenti: «Col taglio di 350 unità si affosserà tutta la produzione» | Video-interviste

di Tina Raucci

C’era una volta la Brianza del Sud. C’erano una volta la Indesit a Marcianise, l’Alcatel a Maddaloni, l’Italtel a Santa Maria Capua Vetere, la Saint Gobain a Caserta. Eccellenze dell’industria dell’elettronica, meccatronica e delle telecomunicazioni, che avevano cambiato il volto e la storia di un territorio che sino agli anni 60 era considerato votato unicamente all’agricoltura. Oggi in ‘Terra di Lavoro’ di quelle realtà esiste solo il ricordo. O ne esiste il ‘fantasma’. La certezza del lavoro ha lasciato il passo a stati di crisi, cassa integrazione e peggio ancora disoccupazione.

La Jabil è uno dei tristi simboli della fine di quel rinascimento industriale favorito dal piano di investimenti pubblici pilotato dalla allora Cassa del Mezzogiorno. Il 24 giugno l’azienda – multinazionale statunitense delle Tlc – ha comunicato il licenziamento collettivo di 350 dipendenti su 700, ché – dice la società – è un passaggio «essenziale per assicurare l’operatività futura del sito di Marcianise in un ambiente di mercato altamente concorrenziale». Da allora i dipendenti sono sul piede di guerra, stretti tra la disperazione di perdere la certezza economica e la speranza che il Governo riesca a risolvere la situazione. Ieri un nuovo incontro in Regione. Per provare a navigare nella tempesta dell’incertezza. Per cercare di tenere in piedi quel contratto che li lega ad una realtà lavorativa dove in molti hanno trascorso un pezzo di vita. Giovanna lavora alla Jabil da 20 anni. Antonio vi è entrato nel 2007. Le loro storie sono le storie degli altri dipendenti che rischiano di andare a casa. Sono le storie di madri e padri che con il loro stipendio portano avanti la famiglia. Sono le storie di uomini e donne che stanno anche provando a guardarsi attorno, ma le scialuppe di salvataggio scarseggiano. «Sto provando a fare qualche concorso, a vedere altre possibilità. Ma è complicato, il lavoro non si può inventare dall’oggi al domani», dice Antonio. Fuori alla Jabil il presidio dei lavoratori interessati dal licenziamento va avanti.

Al loro fianco anche i sindacalisti, che avvertono come il licenziamento possa rivelarsi un boomerang anche per le 350 unità rimaste in servizio. «Se 350 persone perderanno il posto di lavoro, l’azienda non riuscirà più a coprire nemmeno i costi fissi. Quindi a rischio in realtà sono più di 700 lavoratori», denuncia il segretario Failms Vincenzo Russo.

La situazione di stallo, tra licenziamenti e mobilità, andava avanti da tempo: il periodo di cassa integrazione sarebbe terminato a settembre 2019, prorogato già di un anno ad un tavolo col ministro Di Maio. «Prevedo una bomba sociale ad orologeria pronta ad esplodere>> denunciava già nel 2017 Massimiliano Guglielmi, segretario generale Fiom Campania. Proprio nel 2017 il gruppo Jabil si impegnava a «garantire per tutto il 2018 un organico di 450 persone», per poi arrivare a coprire ben 600 unità. Al tempo stesso la società americana si impegnava ad implementare il piano industriale sul territorio marcianisano, con l’apertura di poli d’eccellenza quali: l’Innovation Center Blue Sky e il Centro di Eccellenza, di cui seguì inaugurazione. Nonostante ciò per gli operai Jabil le prospettive non sono migliorate. «L’azienda rispetti gli accordi già siglati. La Jabil conta centinaia di migliaia di dipendenti in tutto il mondo e ha sedi anche in altri Paesi. Perché non spostare su Marcianise settori dell’elettronica destinati ad espandersi?», dichiara Guglielmi. «Da soli rappresentiamo una forza relativa, abbiamo bisogno delle istituzioni politiche a tutti i livelli. Urge gestire in modo serio ed efficace l’intera questione degli ammortizzatori sociali», prosegue. «Per dare l’avvio ad un confronto costruttivo si deve partire dagli accordi in essere e ritirare la procedura dei 350 licenziamenti. Le lavoratrici e i lavoratori hanno già fatto tanti sacrifici, che non sono serviti per il rilancio del sito, la loro dignità non può essere calpestata da atteggiamenti gravi e irresponsabili», dichiara invece il segretario provinciale Fiom Francesco Percuoco. Gli fa eco Musella di Rsu Uim: «I lavoratori in questi decenni hanno posto in essere tutti i meccanismi per rendere competitivo il sito. Hanno ridotto il proprio stipendio, le proprie ore di lavoro, cambiando spesso anche mansioni».

In attesa di una mossa concreta da parte delle istituzioni politiche, continua la battaglia dei lavoratori con nuove iniziative: insediato un presidio fisso di dipendenti, presente tutti i giorni, all’ingresso del sito Jabil. È inoltre previsto per domani un sit-in davanti alla Prefettura di Caserta, a piazza Vanvitelli.

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giovedì, 4 luglio 2019 - 17:33
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