Stop alla legge sull’ingiusta detenzione: Lega e 5Stelle la cancellano per dispetto dopo essere stati ‘battuti’ per 2 voti

La Camera dei Deputati

L’automatismo dell’azione disciplinare verso un magistrato in caso acclarato di ingiusta detenzione di un imputato torna in soffitta. E ci torna non perché in Aula alla Camera non ci fosse condivisione sul testo. Anzi: la proposta di legge firmata dal deputato di Forza Italia Enrico Costa era stata licenziata all’unanimità in Commissione Giustizia. Martedì sera Lega e Cinque Stelle hanno volutamente affossato quella proposta per semplice dispetto. E la notizia è passata in secondo piano a causa della concomitanza della decisione del gip di Agrigento sulla scarcerazione di Carola Rackete che ha letteralmente monopolizzato l’attenzione della stampa.

Allora andiamo a ripercorrere cosa è accaduto martedì alla Camera, andiamo ad esaminare come è possibile che un testo di legge venga cancellato solo per ‘ritorsione’. In apertura dei lavori Forza Italia ha presentato un emendamento, sottoscritto anche dal Pd a firma di Carmelo Miceli, nel quale in buona sostanza si stabiliva che l’avvalersi della facoltà di non rispondere dinanzi al gip non deve essere una condizione per escludere un indagato, poi assolto, dal risarcimento del danno. Recitava con esattezza l’emendamento: «Ai fini dell’accertamento della sussistenza della condizione ostativa del dolo o della colpa grave, non può assumere rilievo il fatto che l’indagato si sia avvalso della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio». L’emendamento aveva lo scopo di andare a sanare uno dei nodi più controversi del sistema di risarcimento danni: in numerose procedure di ingiusta detenzione la Cassazione infatti ha sempre respinto la richiesta di risarcimento di un imputato assolto con formula piena laddove l’uomo, in sede di interrogatorio di garanzia dinanzi al gip (che segue subito l’arresto), si sia avvalso della facoltà di non rispondere. Per la Cassazione il silenzio opposto dall’indagine rispetto alle accuse a lui contestate equivale in buona sostanza ad una condotta che non mette un gip e un pm in condizioni di potere valutare la sua verità e dunque in qualche modo li trae in inganno. Una conclusione duramente contestata in Aula da Enrico Costa che ha difeso il diritto riconosciuto dal Codice di avvalersi della facoltà di non rispondere: «Non è un emendamento di destra, sinistra o di centro. E’ un emendamento che punta a ristabilire l’equilibrio del nostro codice di procedura penale».

Ebbene, quell’emendamento è passato a gran sorpresa. E’ passato con 242 voti favorevoli e 240 i contrari, arrivati all’esito di una votazione a scrutinio segreto (voluto da Forza Italia). E’ a questo punto che Lega e Cinque Stelle sono andati su tutte le furie: i giallo-verdi erano contrari all’emendamento e quando sono stati battuti in Aula, complici le numerose assenze dei parlamentari dei due partiti ma anche il voto favorevole di 8 franchi tiratori, hanno meditato vendetta. Dapprima i Cinque Stelle hanno chiesto una sospensione della seduta per un’ora, poi al rientro si sono uniti per affossare l’intero testo di legge sull’automatismo dell’azione disciplinare che prevedeva un comma soltanto. I voti a favore della legge sono stati 183, i contrari sono stati 275, un solo astenuto. Un dispetto bello e buono se si considera che in Commissione il provvedimento era stato licenziato all’unanimità. Comprensibilmente Simone Baldelli di Forza Italia ha parlato di «atteggiamento illogico».

Ma il Movimento Cinque Stelle non se ne è curato e, anzi, ha rivencicato con fierezza l’infantile dispetto con tanto di comunicato stampa a firma dei componenti del Movimento 5 Stelle della Commissione Giustizia alla Camera: «Era una legge frutto di un lavoro condiviso in commissione Giustizia e l’opposizione ha voluto ‘inquinarla’ con l’emendamento approvato oggi con votazione segreta. Per questo abbiamo dovuto votare contro l’intero provvedimento. La rilevanza del silenzio dell’indagato nel corso dell’interrogatorio, che può essere indice di una mancanza di volontà a collaborare, è circostanza che non può essere esclusa per legge a priori dalle valutazioni necessarie ai fini del riconoscimento dell’indennizzo per ingiusta detenzione».

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giovedì, 4 luglio 2019 - 14:11
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