Bonafede: «Giustizia, riforma in 10 giorni» Ma è subito scontro con l’Anm, il ministro: «Basta prosciutto davanti agli occhi»

Alfonso Bonafede
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Ennesima promessa da marinaio o annuncio reale? La dead-line è tra 10 giorni. O almeno così dice il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Nella giornata di ieri, infatti, il Guardasigilli ha annunciato che la riforma della Giustizia è pronta e che arriverà in Consiglio dei ministri entro, appunto, dieci giorni. E, per fare le cose in grande, il ministro ha anche comunicato che il ‘pacchetto’ riguarderà: processo penale, processo civile e finanche la riforma del Consiglio superiore della magistratura, di cui non si fa altro che parlare a seguito dello scandalo che ha travolto la magistratura per via delle trame emerse per l’assegnazione delle nomine di alcuni capi di procura.

Cosa però ci sia scritto in questo super-testo che secondo Bonafede è ormai praticamente concluso non è dato saperlo. Gli unici ‘spoiler’ arrivano dal Guardasigilli stesso che, sulla riforma del Csm, spiega: «Riguarderà non solo il Csm, ma tutta la magistratura, quali sono le dinamiche al suo interno, sia per l’accesso sia per gli avanzamenti di carriera, affinché ci sia un perimetro blindato di meritocrazia che non possa essere scalfito dal correntismo, che ha portato a quello che tutti abbiamo visto. Ci saranno delle novità molto importanti perché anche sul Csm bisognerà intervenire con determinazione in vista di una maggiore tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura».

Magistrati e penalisti però dicono di non avere preso visione delle bozze. Tanto è vero che oggi l’Associazione nazionale magistrati ha tirato le orecchie al ministro arrivando a battibeccarsi con lui. Ovviamente a mezzo comunicati stampa o note su Facebook. Ad innescare la polemica è stato il presidente dell’Anm Luca Poniz che nel suo intervento al direttivo del sindacato delle toghe ha commentato: «Non conosciamo ancora il contenuto e ciò che ci preoccupa molto è una riforma della giustizia collegata alla situazione contingente, una pericolosa situazione che ci troviamo a subire e che può essere un formidabile pretesto per ogni tipo di riforma, anche la più eccentrica, che vada al di là del giusto intervento riformatore (…) L’Associazione nazionale magistrati è pronta a fornire le più alte proposte e controproposte, ma il tempo di 10 giorni che abbiamo letto sui giornali soffocherebbe il nostro intendimento. Un’iniziativa ampia di riforma esige altri tempi e altri coinvolgimenti».

Alle parole di Poniz Bonafede ha risposto con un post stizzito su Facebook: «Le riforme potranno piacere o non piacere ma parlare di mancanza di interlocuzione è totalmente fuori luogo, oltre a dimostrare evidentemente che si vuol partire con il piede sbagliato». Per il Guardasigilli non solo c’è stata interlocuzione ma i testi sono stati scritti «dopo una lunga e serrata interlocuzione con avvocati e magistrati, questi ultimi rappresentati al tavolo proprio da Anm, nella persona dell’allora presidente Francesco Minisci. Non è colpa mia se l’Anm, per accontentare tutte le correnti, è arrivata al punto di prevedere la rotazione del presidente».

Quindi il Guardasigilli ha messo le mani avanti: «Deve essere chiaro che non c’e’ tempo da perdere. E’ finito il tempo dei gattopardi e di chi intende fare melina. La necessita’ di una reazione tempestiva e’ sotto gli occhi di tutti, di tutti tranne evidentemente di quelli dell’Anm. Sono certo che la necessita’ di voltare pagina sia sentita prima di tutto dalla stragrande maggioranza di magistrati che amano la giustizia e che in questi anni hanno subito quelle dinamiche correntizie che hanno contaminato il Csm e macchiato l’immagine di una delle magistrature migliori al Mondo. Parlare di ‘altri tempi’ e di rischio di riforme ‘eccentriche’ vuol dire non rendersi conto di quello è successo e del fatto che, fin dall’inizio mi sono mosso avendo a cuore la giustizia e la compattezza delle istituzioni», ha spiegato Bonafede. «Aggiungo che non c’e’ niente di contingente in quello che stiamo facendo: basta leggere il contratto di governo. Perché tutti sapevano che le correnti stavano divorando l’immagine della magistratura, tutti tranne l’Anm che, al netto delle parole, continuava ad accettare un sistema eticamente inaccettabile. Dialoghiamo ma prima di sederci al tavolo, ci si tolga il prosciutto davanti agli occhi».

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sabato, 6 luglio 2019 - 17:25
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