Scontro totale tra Salvini e i magistrati: «Se un giudice sbaglia va licenziato, adesso serve una riforma seria»

Matteo Salvini
L'ex ministro degli Interni Matteo Salvini (foto Kontrolab)

Dopo lo schiaffo subito con la scarcerazione di Carola Rackete, il capitano della Sea Watch3 che ha forzato il divieto di attracco a Lampedusa per fare sbarcare i migranti aprendo così la strada alle altre navi umanitarie, il ministro dell’Interno Matteo Salvini continua a fare la voce grossa contro i magistrati e torna nuovamente a dettare, o almeno ci prova, le riforme in materia di Giustizia. Se da un lato preme affinché la riforma della Giustizia tanto annunciata ma ad oggi ancora ‘ignota’ arrivi in Aula il prima possibile («Oltre alla riforma fiscale è assolutamente urgente una riforma della giustizia come Dio comanda»), dall’altro cerca di porre nuove condizioni per la riforma. E le condizioni, alla luce del contesto in cui cadono, hanno il sapore amaro della punizione. «Un magistrato se sbaglia paga», ha sottolineato Salvini nella giornata di ieri, domenica 7 luglio, alla festa della Lega di Fubine, nell’Alessandrino.

E ha aggiunto: «Se un giudice sbaglia deve potere essere licenziato, come in qualunque altro lavoro». Salvini, dunque, vorrebbe la mano nei confronti dei magistrati, ai quali è legato da un rapporto di amore-odio. Non sfugge infatti che in questi mesi Salvini ha salutato con favore provvedimenti dei magistrati in linea con la sua politica, mentre non ha mancato di gridare allo scandalo o alla sovversione quando invece i provvedimenti dell’autorità giudiziaria andavano contro i suoi desiderata. Ma tant’è: l’ultima parola spetta al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che pochi giorni fa ha annunciato – per l’ennesima volta – che la maxi-riforma (sul codice penale, civile e sul Csm) è pronta e che sarà in Consiglio dei ministro nel giro di dieci giorni. Un annuncio cui è seguito uno scontro con l’Associazione nazionale magistrati proprio sulla riforma del Csm. 

Dagli spoiler che Bonafede ha fatto della riforma non è sembrano essere previsti provvedimenti di licenziamento nei confronti dei magistrati come invece Salvini vorrebbe. Sono invece previsti paletti per evitare che un magistrato che entra in politica non possa più tornare in politica. E questo punto accomuna sia i Cinque Stelle che la Lega. Sempre a Fubine Salvini ha affermato: «Aggiungo anche che se un giudice si candida, ha finito per tutta la vita di fare il giudice. Non è possibile fare tribunale-Parlamento, Parlamento-tribunale».

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lunedì, 8 Luglio 2019 - 09:52
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