Premio Ammaturo, riconoscimenti agli agenti di polizia che hanno lavorato all’arresto del boss di Marco Di Lauro

Premio Ammaturo

Sono stati premiati gli agenti della polizia che hanno lavorato per l’arresto di Marco Di Lauro, «promotore ed organizzatore dell’associazione di stampo camorristico denominata clan Di Lauro. Inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità stilato dal Ministero dell’Interno, era considerato il più pericoloso latitante di camorra». Al personale dell’ottava sezione Catturandi della squadra mobile della Questura di Napoli è stato assegnato il “Premio Antonio Ammaturo Legalità città di Napoli”, giunto alla decima edizione.

«Evidenziando elevate capacità professionali, acume investigativo, tenacia e determinazione operativa, riuscivano, con altre articolazioni investigative, a trarre in arresto Marco Di Lauro – si legge nelle motivazioni della Commissione, presieduta da Carlo Alemi – Le energie profuse nel corso di tutti questi anni per il raggiungimento di questo straordinario obiettivo sono state notevolissime: oltre 700 decreti di intercettazione emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, 1530 utenze telefoniche intercettate, 56 autovetture monitorate e circa 132.000 ore di registrazioni ambientali. L’operazione, ampiamente ripresa dagli organi di informazione sia nazionali sia internazionali, ha contribuito a rafforzare il prestigio delle istituzioni. Chiaro esempio di impegno, dedizione, sacrificio e coraggio».

Riconoscimenti anche per la polizia giudiziaria di Castellammare di Stabia

A essere premiati anche gli uomini della squadra di polizia giudiziaria del commissariato di Castellammare di Stabia. «Per aver condotto articolate ed incessanti attività di indagine che consentivano all’Autorità giudiziaria di emettere un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un pluripregiudicato, ritenuto responsabile dei reati di rapina aggravata e lesioni gravi nei confronti di due anziani coniugi – si legge nelle motivazioni – Le indagini, condotte nell’immediato, consentivano di raccogliere elementi utili all’individuazione ed alla successiva identificazione dell’autore del reato, anche attraverso l’acquisizione delle immagini dei sistemi di video sorveglianza. L’operazione di polizia giudiziaria suscitava una vasta eco nell’opinione pubblica e sui mass media locali, poiché con le stesse modalità erano già stati perpetrati reati simili, sfociati in cruente rapine in danno di persone anziane».

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lunedì, 15 luglio 2019 - 15:54
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