Processo sul crollo a Rampa Nunziante, i misteri dopo la tragedia: chat e file spariti

di Roberta Miele

Documenti, chat sparite e conversazioni dimenticate sono stati al centro delle testimonianze rese stamattina durante il processo per il crollo della palazzina di Rampa Nunziante a Torre Annunziata. Crollo che ha portato alla morte di otto persone, tra le quali due bambini, il 7 luglio 2017. Dei sette testi in programma per la mattinata di ieri, sono stati ascoltati in cinque, mentre dei restanti due, il tenente colonnello Filippo Melchiorre (comandante del Gruppo carabinieri di Torre Annunziata), e Vincenzo Matrone, sono state acquisite le dichiarazioni rese precedentemente.

Il primo ad essere ascoltato è stato Ciro Cozzolino, parroco della SS. Trinità. Il parroco, che conosceva gli abitanti del palazzo, ha raccontato di non ricordare se, anni prima, fosse stata la sarta Pina Aprea, tra le vittime, a lamentarsi di alcune crepe, sebbene non allarmanti, o qualcun altro. Pochi giorni dopo il crollo, il parroco raccontò ai microfoni del Tg3 regionale che la conversazione avvenne con la sarta proprio a casa sua. Circostanza, dunque, non confermata. Sempre il prete ha dichiarato di aver parlato più volte con l’architetto Giacomo Cuccurullo, «contento di quel palazzo, di stare in quella bella casa». Incalzato dall’avvocato Elio D’Aquino, difensore di Massimo Lafranco, Cozzolino ha dichiarato di conoscere Minichini dall’88, da quando frequentava da ragazzo la parrocchia di via Gino Alfani. Sulla testimonianza fornita da Minichini potrebbe fondarsi l’accusa a carico di Lafranco che, per il pubblico ministero, «non poteva non sapere dei lavori nella palazzina crollata», in quanto sostanziale proprietario dell’immobile intestato alla moglie Rosanna Vitiello. L’appartamento, inoltre, era oggetto di un preliminare di vendita con Gerardo Velotto. Minichini, ha raccontato il parroco, più volte gli ha rappresentato le sue «doglianze» per il palazzo crollato. Circostanza mai affrontata da Cozzolino con gli inquirenti, così come affermato da egli stesso in udienza. Poi è stata la volta dei due funzionari dell’Agenzia delle Entrate, Rosanna Cima e Fabrizio Di Domenico. Entrambi hanno delineato il quadro degli ultimi ‘eventi’ catastali della palazzina. Nel giro di una decina di giorni, nel marzo 2016, tutti gli appartamenti erano stati oggetto di una richiesta di variazione dei dati catastali. Fusioni, ampliamenti, una sopraelevazione e un cambio d’uso di destinazione al primo piano tra le modifiche richieste. Variazioni però solo su carta.

L’udienza dinanzi al giudice monocratico Francesco Todisco si è conclusa con l’audizione di Fabiano Querceto, tecnico informatico che, incaricato dal pm Andreana Ambrosino, ha svolto delle consulenze tecniche sul cellulare di Giacomo Cuccurullo, ritrovato tra le macerie, e su altri apparecchi informatici appartenenti agli imputati e sequestati dai carabinieri. In particolare, alcune conversazioni ritrovate sullo smartphone dell’architetto, non sono state trovate sui dispositivi di Aniello Manzo, Gerardo Velotto e Massimiliano Bonzani. «Presumo che le chat siano state cancellate perché non c’è traccia», ha spiegato il consulente. Querceto, inoltre, ha vagliato anche il computer mac di Manzo, evidenziando alcune tracce risalenti al giorno del crollo, insieme ad altri file all’interno della cartella ‘condominio rampa Nunziante’, «presumibilmente cancellati».

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giovedì, 18 luglio 2019 - 09:33
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