Sentenze pilotate al Consiglio di Stato e alla Consiglio di giustizia amministrativa Sicilia: condannati 2 giudici e un deputato

Tribunale

Inchiesta sulle sentenze pilotate al Consiglio di Stato, disposte tre condanne. Questa mattina il giudice per le indagini preliminari di Roma, Costantino De Robbio, ha ratificato tre patteggiamenti trasformandoli in sentenza. Tradotto in modo semplice, accusa e difesa hanno raggiunto un accordo sulle pene e il giudice ha ritenuto l’entità della condanna congrua ai fatti contestati. Due anni e mezzo sono stati, dunque, disposti per l’ex presidente del Consiglio di giustizia amministrativa Sicilia Raffaele Maria De Lipsis e per l’ex magistrato della Corte dei Conti, Luigi Pietro Maria Caruso: entrambi rispondevano di corruzione in atti giudiziari. Un anno e due mesi sono stati disposti per Giuseppe Gennuso, il deputato (ora sospeso) dell’assemblea regionale siciliana: è stato condannato per traffico di influenze illecite. I fatti contestati si riferiscono ad un ricorso presentato da Gennuso contro le elezioni regionali a Siracusa: accogliendo quel ricorso, il collegio presieduto da Raffaele Maria De Lipsis annullò le votazione facendo sì che si tornasse alle urne; con le nuove votazioni Gennuso venne eletto. Secondo la contestazione Gennuso pagò 30mila euro per il tramite dell’amico consigliere della Corte dei Conti Pietro Maria Caruso.

Ci sarà invece un processo con rito ordinario per il giudice del Consiglio di Stato (sospeso) Nicola Russo: il dibattimento è incardinato dinanzi ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Roma. A chiamare in causa Russo è stato l’avvocato Pietro Amara, figura centrale di questo giro di sentenze pilotate (almeno 5) presso palazzo Spada e presso il Consiglio di giustizia amministrativa di Sicilia. Amara, che a seguito dell’arresto ha iniziato a collaborare, ha ha raccontato di avere pagato a Nicola Russo 20mila euro per pilotare sentenze su tre diversi procedimenti.

I quattro imputati sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari (a firma del gip di Roma Daniela Caramico D’Auria) lo scorso marzo.

giovedì, 18 luglio 2019 - 13:10
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