Truffa alle assicurazioni a Napoli, undici condanne: c’è anche un avvocato Scagionata la civilista Marietti

di Laura Nazzari

C’era il procacciatore di ‘danni’, ovvero di sinistri stradali. Quello che si occupava di reclutare i testimoni, finti, che avrebbero dovuto raccontare al giudice di essere stati presenti al momento dell’incidente: 180 euro circa il compenso di ogni falsa deposizione; il più delle volte i finti testimoni venivano reclutati tra le persone meno abbienti del quartiere Fuorigrotta. Chi invece era in contatto con chi poteva reperire false perizie di danni arrecati alle vetture. E così, nel giro di poche ore, la truffa era bella e confezionata. Un sistema quasi perfetto se non fosse stato per il fatto che le compagnie assicurative, che versavano migliaia e migliaia di euro per ogni incidente, non si fossero messe a studiare per bene quei fascicoli. Così hanno scoperto con i loro ‘007’ che molti dei testimoni erano sempre gli stessi, che gli avvocati erano sempre gli stessi, che le richieste di danni erano sempre uguali ad altre richieste, sempre 3.035 euro e 33 centesimi. C’era persino uno scooter Honda Sh che aveva subito non meno di otto incidenti. Anche l’Ordine degli avvocati di Napoli aveva avuto segnalazioni da altri professionisti di come lavoravano alcuni dei loro colleghi e non hanno perso tempo a rivolgersi alla magistratura.

Sono i retroscena dell’inchiesta che a ottobre ha visto finire 18 avvocati (residenti tra Napoli e provincia) agli arresti domiciliari, altre sette persone in carcere e 24 finti testimoni sottoposti all’obbligo di dimora. Lunedì pomeriggio quell’inchiesta ha portato alle prime condanne. Il giudice per le indagini preliminari Laura Ciollaro della settima sezione penale del Tribunale di Napoli ha chiuso il processo con rito abbreviato stabilendo 11 condanne e una sola assoluzione. Accolta quasi in toto l’impostazione accusatoria tratteggiata dai pubblici ministeri Salvatore Prisco, Stefano Capuano e Alessandra Converso, anche se rispetto a qualche posizione ha disposto l’assoluzione per alcuni capi di imputazione.

La condanna più alta è stata disposta per Vincenzo Cocozza, considerato uno dei capi e promotori dell’organizzazione: il gip gli ha inflitto 8 anni di reclusione e 12mila euro, in accoglimento della richiesta della procura; disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. La pena di sei anni (pm: 8 anni) è stata disposta per Umberto Cocozza (fratello di Vincenzo), anche lui considerato dagli inquirenti a capo del business e anche lui interdetto dai pubblici uffici per la durata di 5 anni. Secondo la procura, i due Cocozza – residenti a Forio d’Ischia – si prodigavano «nel veicolare i sinistri e distribuirli ad avvocati compiacenti facenti pare di questo circuito, ma soprattutto si preoccupano di acquisire quelli che sono i testimoni». Alla pena di 6 anni è stato, invece, condannato Marco Megna di Casalnuovo, uno dei componenti dell’organizzazione, nei confronti del quale la procura aveva invocato 8 anni; anche nei suoi confronti è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. Pene più basse per altri tre componenti dell’organizzazione: 2 anni per Raffaele Cardamone di Villaricca (pm: 5 anni), 3 anni per Ciro Cipolletta della Sanità (pm: 5 anni). Condannato anche l’avvocato Nicola Pollasto (residente a Scampia), che ha incassato 3 anni a fronte di una richiesta di cinque anni.

Pene più basse sono state disposte gli imputati che hanno avuto ruoli minori nell’organizzazione: 2 anni per Gennaro Azzolino (pm: 4 anni e 6 mesi); 2 anni e 10 giorni per Nino Azzolino (pm: 4 anni), 2 anni e 4 mesi per Salvatore Di Vicino e Giuseppe Di Vicino; un anno, sei mesi e 15 giorni per Gennaro Di Vicino. L’assoluzione, infine, è stata disposta per l’avvocato Vittoria Marietti, residente a Fuorigrotta, nei confronti della quale la procura aveva chiesto 5 ann: l’avvocato Marietti, difesa dal penalista Gabriele Foreste, è stata assolta per non avere commesso il fatto. Altre persone coinvolte nell’inchiesta hanno deciso di essere giudicate con il rito ordinario.

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giovedì, 18 luglio 2019 - 15:16
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