Scavi di Pompei, guerra ai tombaroli: firmato il protocollo d’intesa tra Parco e procura di Torre Annunziata

Massimo Osanna e Pierpaolo Filippelli
di Roberta Miele

Il saccheggio di beni archeologici è «un furto di memoria che realizza una vera e propria offesa alla nostra identità culturale». Per questo oggi è stato firmato un protocollo d’intesa tra la procura di Torre Annunziata e il Parco archeologico di Pompei.

«Per anni», soprattutto nell’area suburbana, dove sono presenti ville e necropoli, «squadre di tombaroli hanno operato, scavando tunnel anche di cinque metri nel sottosuolo» e «distruggendo il nostro patrimonio artistico», spiega il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli (che ha assunto l’incarico di procuratore facente funzione dopo il pensionamento di Alessandro Pennasilico). Ma questi soggetti, continua, «sono l’ultimo anello di una catena che fa capo a ricettatori senza scrupoli ed intermediari in grado di immettere le opere trafugate sul mercato clandestino in Italia ed all’estero».

La cooperazione tra gli enti va avanti già da tempo, il protocollo rappresenta una ratifica «delle ottime prassi» già rodate negli anni. «Siamo partiti dallo scavo di Civita Giuliana», racconta il procuratore. In quell’occasione la procura aveva avuto notizia di «attività in corso da parte dei tombaroli». La questione è stata poi segnalata al direttore del parco archeologico Massimo Osanna, con la richiesta di un vero e proprio intervento di scavo. Solo così «abbiamo ottenuto la prova circa l’esistenza del reato, la consistenza delle condotte illecite ed il ruolo dei responsabili». Una collaborazione fondamentale anche «dal punto di vista investigativo e processuale. E poi ha consentito scoperte importanti come quella dei cavalli». Ulteriore scopo del protocollo, conclude Filippelli, è il raggiungimento di «una visione complessiva di tutti i beni trafugati nell’area, in modo da attivare azioni investigative finalizzate al rintraccio e al recupero dei beni trafugati in Italia e all’estero».

Gli fa eco il direttore Osanna, per il quale «non si può non lavorare in sinergia, con competenza, ma anche con passione». L’atto di oggi «è uno strumento pilota che spero – continua Osanna – possa essere un modello pilota anche per altre realtà flagellate dal fenomeno degli scavi clandestini». Il protocollo prevede, in caso di segnalazioni dalla procura, l’intervento del Parco con scavi di somma urgenza. Scavi che contribuiranno a fornire la formazione di elementi di prova di attività illecite. L’ente dovrà anche fornire periodicamente una carta archeologica aggiornata del territorio di pertinenza, con indicazioni di aree d’interesse, eventuali scavi legali, ma anche clandestini precedenti di cui si abbia avuto notizia. L’accordo, valido per due anni, permetterà una collaborazione sistematica. Tant’è che «ho deciso, – conclude il direttore – di stanziare nel nostro bilancio delle risorse ad hoc che ci permettano di intervenire nel territorio di nostra competenza laddove ce lo chieda la procura».

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giovedì, 1 agosto 2019 - 16:58
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