Vertenza Whirlpool, l’azienda scopre le carte: «Stop alla produzione di lavatrici nel sito napoletano di via Argine»

Whirlpool
di Roberta Miele

Ciò che era facilmente intuibile, adesso è palese.La Whirlpool ha scoperto le carte sui progetti futuri per la riconversione del sito di via Argine a Napoli: «Nonostante lo sforzo del Governo, gli approfondimenti condotti dimostrano l’insostenibilità della produzione di lavatrici». Questa la conclusione del colosso statunitense al termine dell’incontro del tavolo tecnico dedicato allo stabilimento con le organizzazioni sindacali, alla presenza del vicecapo di Gabinetto, Giorgio Sorial.

Dunque, «l’unica soluzione sostenibile è il progetto di riconversione identificato». Così come concordato all’incontro del 24 luglio scorso, a cui ha preso parte anche il ministero dello Sviluppo Economico, l’azienda, si legge in una nota, «ha presentato le sue analisi aggiornate sulle tre principali opzioni: nuovi ed ulteriori investimenti nel settore Premium; il trasferimento della produzione dall’estero ed una nuova missione per lo stabilimento di Napoli». Analisi basate sulle misure di decontribuzione, annunciate da Luigi Di Maio, pari a 17 milioni in 15 mesi e legate ai contratti di solidarietà.

Ad inizio giugno la multinazionale americana ha espresso la volontà di cedere il ramo d’azienda ad un terzo, «in grado di garantire la continuità industriale allo stabilimento di Napoli», rimangiandosi così il Piano industriale Italia 2019-2021 sottoscritto con il ministero lo scorso ottobre. Tra proteste e minacce da parte del vicepremier grillino di ritirare gli incentivi stanziati, la Whirlpool Emea ha rimodulato la sua posizione, dichiarando di non voler chiudere il sito. Dopo diversi tavoli di crisi e la dichiarata volontà di trovare una soluzione che non fosse mandare a casa i 430 lavoratori napoletani, ha confermato che «una nuova missione» per lo stabilimento rimane l’unica strada «percorribile per mantenere i massimi livelli occupazionali, la continuità industriale e garantire al sito un futuro sostenibile nel medo e lungo periodo». In questo contesto, l’azienda si impegna sin da subito a «confermare i diritti acquisiti, le tutele reali e il livello retributivo per tutti i dipendenti». Gli investimenti su lavatrici di alta gamma e i relativi benefici sulle perdite, spiega il gruppo, «non sarebbero sufficienti a compensare i bassi margini di prodotto e l’ammortamento incrementale». Ciò implica che il sito partenopeo opererebbe «ben al di sotto del punto di pareggio in termini di volumi» e, dunque, non sarebbe competitivo. Nemmeno il trasferimento della produzione di lavatrici dalla Cina o dall’Est Europa sembra essere perseguibile, poiché sarebbero necessari «sussidi strutturali con impatto negativo su profittabilità e competitività dell’Azienda in Emea».

«Siamo certi che la nuova missione rappresenti un’importante opportunità di crescita per il sito di Napoli», commenta Luigi La Morgia, Vicepresidente Operazioni Industriali della Regione Emea e amministratore Delegato per l’Italia. La multinazionale conferma il suo impegno a supportare i lavori nella transizione. E quindi conversione sia: nei capannoni di via Argine si fabbricherà un prodotto «altamente innovativo, strategico per il futuro di lungo termine dello stabilimento e ha già ricevuto diversi riconoscimenti da autorità nazionali e internazionali e dalle Nazioni Unite». Sui dettagli circa l’oggetto, però, vige il silenzio fino a settembre.

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giovedì, 1 Agosto 2019 - 20:21
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