Pianura, ucciso perché chiedeva il pizzo senza il placet del clan: a processo sei uomini dei Pesce-Marfella

Bossolo

Tutti a processo, senza passare dall’udienza preliminare. Ché gli elementi raccolti in sede di indagini preliminari sono da considerarsi ‘blindati’, anche alla luce della conferma delle misure cautelari in sede di Riesame.

A due mesi di distanza dall’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha chiesto ed ottenuto il giudizio immediato per cinque malavitosi di Pianura in relazione all’omicidio di Francesco Balestrieri, ammazzato a Pianura il 10 aprile del 2014. Il processo è stato disposto per il boss pentito Pasquale Pesce, il collaboratore di giustizia Raffaele Dello Iacolo, il ras Salvatore Marfella, Giuseppe Foglia, Emanuele Bracale e Lorenzo Cardillo. Tutti devono rispondere di omicidio con l’aggravante di una pistola illegalmente detenuta e della matrice camorristica. Il gip Alessandra Ferrigno del Tribunale di Napoli, che ha accolto la richiesta di giudizio immediato, ha disposto l’apertura del dibattimento per novembre dinanzi ai giudici della seconda sezione della Corte d’Assise di Napoli. La data potrebbe però cambiare: a decorrere dalla notifica dell’avviso del giudizio immediato, gli imputati avranno 15 giorni di tempo per chiedere se essere giudicati con la modalità del rito abbreviato. In tal caso il giudice Ferrigno dovrà assegnare il procedimento a un gip stabilendo una nuova data di inizio del processo.

A consentire la ricostruzione dell’omicidio sono state le dichiarazioni dei pentiti: Pesce e Dello Iacolo (che sono stati protagonisti del delitto), Salvatore Romano, Antonio Vanacore. Grazie al compendio dei racconti dei collaboratori di giustizia, la procura ha delineato il movente e ricostruito i singoli ruoli degli imputati.

Balestrieri, recita l’atto d’accusa, fu ammazzato perché commetteva estorsioni in autonomia nel territorio controllato dai Pesce-Marfella. A dedicare l’omicidio, secondo la procura, furono Pasquale Pesce e Salvatore Marfella, all’epoca dei fatti contestati a capo del clan Pesce-Marfella; Pesce inoltre partecipò anche alla fase attuativa dell’agguato fornendo al commando precise direttive per l’individuazione della vittima. Il commando invece sarebbe stato composto da Foglia e da Bracale, mentre Dello Iacolo consegnò le armi ai due killer. Lorenzo Carillo, infine, si sarebbe occupata del ‘recupero’ di Foglia e Bracale, conducendoli in un’altra località. Quanto alla dinamica degli eventi, la procura ha ricostruito che la vittima fu ‘agganciata’ mentre stava viaggiano in sella al suo scooter. Foglia e Bracale, che erano su una macchina, dapprima speronarono Balestrieri, poi uscirono dall’auto e uno dei due sparò alla vittima designata. Balestrieri fu raggiunto da dieci proiettili.

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lunedì, 5 agosto 2019 - 13:01
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