Il boato, poi l’inferno di lamiere e cemento L’Apocalisse di Genova un anno dopo

Ponte Genova

Domenico e Dagmar hanno deciso di aprire le porte del loro B&B, in maniera gratuita, ai parenti delle vittime del Ponte Morandi. Un gesto di solidarietà e di vicinanza umana per consentire a chi ha subito la dolorosa perdita di prendere parte alla cerimonia di commemorazione che oggi, 14 agosto, si terrà a Genova ad un anno esatto di distanza dal crollo del ponte. «Questa città ci ha dato tanto – dicono Domenico Lo Buglio e Dagmar Thomann, lui siciliano e lei friulana – E vogliamo restituire qualcosa».
Genova è una città ancora ferita. Le immagini del ponte spezzato, delle macchina e dei corpi incastrati e lacerati tra le macerie, delle case sgomberate e degli sfollati rimasti senza un tetto sulla testa è qualcosa che difficilmente sarà spazzato via. Così come sarà difficile cancellare quel fragoroso boato che la mattina del 14 agosto ha inghiottito la vita di 43 persone.

Erano le 11.36 quando il Ponte Morandi s’è spezzato. Una sezione di 200 metri del viadotto è venuto giù all’improvviso, risucchiando 35 auto e tre camion. Scenario di guerra, con i vigili del fuoco impegnati giorno e notte a scavare nella speranza di riuscire a salvare qualche vita: gli ultimi corpi sono stati estratti il 18 agosto, erano quelli di Mirko Vicino e di di una famiglia di Oleggio in provincia di Novara. Cristian Cecala, di 43 anni, la moglie Dawna e la loro bimba, Kristal, nove anni appena, erano diretti a Livorno perché da lì avrebbe dovuto raggiungere l’isola d’Elba per trascorrere le vacanze. Mirko, 31 anni, lavorava per l’Amiu, l’azienda rifiuti genovese che aveva sede proprio sotto il ponte crollato. Contratto di servizio trimestrale in tasca, Mirko è stato travolto insieme al suo collega il cui corpo era stato ritrovato dai vigili del fuoco nella prima notte della tragedia. Il cadavere di Mirko era sotto uno dei grossi blocchi di cemento che contenevano la struttura del pilone del ponte.

Ad assistere al drammatico recupero del cadavere la madre di Mirko, che dalle ore successive a quel maledetto cedimento strutturale non ha mai lasciato le ‘rovine’ del Morandi. E’ rimasta lì, giorno e notte. A farle compagnia poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, volontari della Croce Rossa e della Protezione civile che si sono dati il cambio per non lasciarla da sola. Per i primi due giorni, la mamma di Mirko non ha neanche mangiato. A sostenerla solo gli abbracci degli ‘angeli’ che le si sedevano accanto e che le chiedevano di raccontare ancora di Mirko.

Qualcuno, invece, ce l’ha fatta ad uscire vivo da quell’inferno. Marina Guagliata, 58 anni, e la figlia Camilla di 24, si sono tenute per mano sotto quell’ammasso di cemento sbriciolatosi come sabbia sino a quando gli ‘angeli’ dei vigili del fuoco non le hanno tirate fuori. Fu un’apocalisse. Dalle conseguenze incalcolabili. Le case tutt’intorno vennero sgomberate, perché ritenute pericolanti. E lì nessuno vi ha mai più fatto ritorno, se non prendere le proprie cose sotto la stretta vigilanza dei vigili del fuoco. Si decise di abbattere quelle abitazioni, perché andava abbattuto ciò che del Ponte era rimasto in piedi e i piloni erano quasi adagiati alle abitazioni.

Danni incalcolabili si sono registrati anche per gli autotrasportatori. Lo scorso 8 agosto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha firmato il decreto ministeriale con cui vengono erogati 160 milioni di euro, 80 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, per il ristoro delle maggior spese affrontate dagli autotrasportatori in conseguenza delle problematiche alla viabilità causate dal crollo del Ponte Morandi a Genova. Il decreto trasferisce le risorse alla contabilità speciale del Commissario straordinario per la ricostruzione del viadotto Polcevera. Soggetto attuatore per il riparto delle somme, secondo i criteri previsti nel decreto e condivisi con le associazioni di categoria, e’ l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale.

Sullo sfondo la guerra ingaggiata dal Governo gialloverde, ed in particolare dai grillini, con Società Autostrade (servizio a pag. 8) per la revoca della concessione.
Una guerra che si è consumata mentre Società Autostrade ha stanziato fondi per l’indennizzo ai parenti delle vittime: nel dicembre 2018 fu fissato un risarcimento complessivo di 50 milioni di euro per quei parenti che non si sarebbero costituiti parte civile nel processo. Già a dicembre fu erogata la metà della cifra, dal momento che l’accordo venne sottoscritto da 138 persone che hanno ricevuto ciascuna una somma compresa tra 150mila e 300mila euro. La valutazione dell’ammontare del risarcimento ha tenuto conto dell’età, dei danni morali, della cerchia relazionale e dell’apporto economico di cui molte famiglie si sono trovate all’improvviso prive.

Lo scorso 7 agosto, infine, Autostrade per l’Italia (Aspi) ha stanziato borse di studio per i figli minorenni delle vittime della tragedia: Aspi ha messo a disposizione di 11 bambini e ragazzi minorenni, figli di cinque vittime del crollo del ponte, altrettante borse di studio da oltre 40 mila euro ciascuna per sostenere economicamente i giovani fino alla laurea. L’iniziativa è partita da un gruppo di lavoratori di autostrade e la somma messa a disposizione, circa 450 mila euro, è stata finanziata per il 50% con contributi volontari di un gruppo di dipendenti, fra i quali c’è anche l’amministratore delegato di Atlantia, Giovanni Castellucci. L’altro 50% della somma è stata finanziato da Autostrade, che ha deciso di raddoppiare le sottoscrizioni dei lavoratori. Tecnicamente le borse di studio sono polizze a capitale garantito di durata ventennale, che hanno l’obiettivo di dare agli 11 ragazzi un sostegno economico per proseguire gli studi.

Gli oltre 40 mila euro riconosciuti a ciascuno sono suddivisi equamente per coprire le spese scolastiche necessarie per arrivare al diploma di scuola secondaria superiore e, poi, per completare gli studi universitari. Nei giorni scorsi le polizze sono state trasmesse da funzionari di Autostrade ai genitori o ai legali rappresentanti dei minorenni, e tutti gli interessati hanno accettato di sottoscriverle. Per quanto riguarda gli aiuti alle imprese, ancora oggi sono in corso a Genova presso la scuola Caffaro di via Diaz gli incontri tra gli addetti di Autostrade per l’Italia e imprenditori, artigiani e titolari di esercizi commerciali della Zona Arancione (via Fillak). Aspi sta erogando la terza tranche di contributi a queste imprese, che ammontano ad oggi a circa 500. Con gli aiuti di Autostrade per l’Italia le imprese potranno coprire la perdita del ‘primo margine’ fino ad aprile 2020.

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mercoledì, 14 agosto 2019 - 10:11
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