Scuola, ecco il ‘modello Fioramonti’: orario scolastico ridotto e nuove tecnologie, ma solo con «qualche miliardo in più»

Lorenzo Fioramonti (M5S)
di Roberta Miele

Non sembra essere un passaggio di testimone quello tra l’ex ministro dell’Istruzione leghista Marco Bussetti e l’allora suo vice, oggi titolare di cattedra, Lorenzo Fioramonti.
Il neo ministro grillino, filosofo di formazione e ordinario di economia politica all’Università di Pretoria in Sudafrica, per ridisegnare la scuola italiana si ispira al modello finlandese. Nello stato scandinavo, spiega l’esponente pentastellato «hanno ridotto l’orario scolastico e usano le nuove tecnologie per fare insegnamenti trasversali, con l’uso di linguaggi più semplici e accessibili, un modo divertente e accattivante per avvicinare gli studenti alle materie più ostiche».

Ma nessuna rivoluzione è possibile senza investimenti. Lo sa bene Fioramonti che dice di avere bisogno di «qualche miliardo in più per la scuola e la ricerca». Il sistema per far sì che «la coperta non sia troppo corta» è già stato proposto: fiscalità «intelligente» che indirizzi anche i consumi. Ed ecco la già celeberrima idea di intervenire con una tassazione aggiuntiva sulla vendita di merendine, bevande zuccherate o voli aerei ecc., allo scopo di fare cassa. Piccoli interventi fiscali che, oltre fungere da collettore di denaro, educhino ad un miglior consumo. Per Fioramonti è una questione di coscienza: «Dobbiamo essere più consapevoli e tassare i consumi che fanno male, magari abbassando le tasse sulle imprese». Per il ministro, è l’ora di attuare la cosiddetta economia del benessere, poiché in Italia è necessaria «una maturazione anche dal punto di vista civico, è anche un discorso di risorse». Concetti che, se attuati, stravolgerebbero l’italico modus vivendi. Motivo per cui la loro applicazione sarà tutt’altro che semplice. Lo sa Fioramonti che dichiara di non avere paura «di pressioni, assolutamente no». Anzi, «avrò più pressioni, ma sono pronto ad ascoltare», commenta. L’obiettivo per lui è avere una scuola di qualità e tornare alla figura di insegnante «che sia un punto di riferimento», incentivando i docenti ad essere, appunto, un faro per la società.

La nota dolente, come al solito, riguarda i precari e le assunzioni. I sindacati sono in attesa di sicurezze sul decreto “Salva precari” e chiedono di essere incontrati, interessati alle nuove proposte di Fioramonti. Il testo, bloccato dalla crisi di governo, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 agosto. Il ministro, che ha già cominciato a lavorarci, promette sia il rispetto delle «rivendicazioni di precari e sindacati» sia «garanzie di trasparenza e di merito nel percorso di selezione». Le novità riguarderanno il percorso di selezione dei docenti, battaglia da sempre rivendicata dal Movimento 5 Stelle. Il provvedimento sarà approvato in via definitiva per consentire poi la preparazione dei concorsi per il 2020.
I bandi, dunque, tra crisi istituzionale e riassetto all’interno del dicastero saranno in ritardo rispetto a quanto dichiarato dal predecessore Bussetti che dapprima aveva annunciato l’avvio dei lavori con la pubblicazione dei bandi per luglio, poi entro la fine dell’estate, diventata la fine dell’anno.

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sabato, 7 settembre 2019 - 17:00
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