Pd, il senatore Richetti va contro il governo e confluisce nel gruppo misto: «Esecutivo nato su basi di ambiguità»


Nel giorno della fiducia del Senato al governo Conte bis, il Partito democratico si ritrova a fare i conti con un (altro) clamoroso strappo. Il senatore Matteo Richetti non solo ha negato la fiducia all’esecutivo giallorosso (si è astenuto) ma si è sfilato dai dem ed è confluito nel Gruppo Misto. Primo passaggio di un addio al partito che Richetti, ha spiegato, «ho messo nel conto».

«Io oggi – ha spiegato – ho vissuto le ore più brutte della mia vita, ma penso che questo partito abbia bisogno di qualcuno che dice basta. Questo Pd sta soffocando le energie e la libertà e questa scelta ha un tasso di ambiguità troppo elevato, non solo per il Pd ma anche per il Paese». Richetti aveva annunciato il suo voto contrario al Governo, spiegando che «non posso votare la fiducia ad un governo nato su basi di convenienza e ambiguità» e che ha firmato provvedimenti «che io definisco vergognosi e che hanno fatto dell’Italia un Paese meno aperto, meno civile e meno liberale». Il riferimento è ai «decreti Sicurezza, condoni, legittima difesa e chiusura dei porti». Se, prosegue il senatore dem, Matteo Salvini non avesse «staccato la spina, lei sarebbe ancora il premier da lui sostenuto». «Un presidente del Consiglio degno di questo nome le critiche le avrebbe espresse prima, non dopo, levandosi i sassolini dalle scarpe», ha puntualizzato. «Una fase nuova richiedeva un premier nuovo, autorevolezza alla Farnesina, un’idea di giustizia diversa e non il teorico della democrazia diretta nel cuore di palazzo Chigi», ha aggiunto Richetti prima di concludere di non volere il suo «nome associato a quello della Lega».

Richetti si è detto contrario anche sul modo in cui il Pd, per chiudere l’accordo coi Cinque Stelle, ha risolto i ‘problemi’ con LeU. «Abbiamo liquidato in 4 giorni un dibattito di 4 anni con Leu. Noi veniamo da un partito dove certe scelte si discutono», ha detto.

Che Matteo Richetti non avesse digerito il modo in cui si era arrivati all’alleanza coi Cinque Stelle lo si era capito a fine agosto, in occasione della Direzione del Pd e del voto alla relazione di Nicola Zingaretti. Richetti fu il solo a votare contro quella relazione. «Sentivo ragionare di Giovannini, Cantone, Barca, oggi ci sono nomi sul tavolo completamente diversi. Io sono stanco di un mandato in bianco in cui si ratifica una roba che toglie dignità al Partito democratico, ai suoi militanti, ai suoi valori e a ciò in cui crede (…) Io sono dentro ad una discussione, sono un parlamentare di questo partito e ho il dovere di partecipare alla discussione, ho il dovere di dire la mia e di esprimermi quando mi è dato farlo (…) Io non mi pongo il problema di uscire dal Pd ma mi pongo il problema di far fare al Pd una cosa che abbia un senso, una dignità, un valore», spiegò quel giorno.

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martedì, 10 settembre 2019 - 19:41
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