Vigilante ucciso, polemica sul permesso all’imputato di festeggiare a casa i 18 anni Gabrielli: «Come dare torto alla famiglia»

Francesco Della Corte

Un omicidio efferato, tre minorenni arrestati e poi la condanna arrivata in primo grado. Adesso la polemica. Sul permesso concesso a uno dei ragazzi che uccisero la guardia giurata Francesco Della Corte scende in campo anche il capo della polizia Franco Gabrielli oggi a Napoli per l’inaugurazione della nuova sala operativa della Questura.

«Come dare torto alla famiglia», osserva Gabrielli commentando la rabbia della figlia di Della Corte alla notizia del permesso concesso a un imputato per consentirgli di festeggiare i suoi 18 anni insieme ad amici e parenti.  «Il problema è che questo Paese morirà di bulimia normativa – aggiunge Gabrielli rispondendo a una domanda dei cronisti- si fanno leggi in continuazione che poi alla fine non producono gli effetti. C’è la necessità di una rivisitazione complessiva. Gli interventi normativi spot a volte producono più danni del preesistente. C’è una parolina magica che pero’ nel nostro paese ha sempre avuto poco successo ed è riforma».

Durissima anche la presa di posizione di Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp: «Non possono esserci sconti o concessioni verso chi si è macchiato di reati tanto gravi. Uno Stato che premia un assassino macchiatosi dell’omicidio di un tutore dell’ordine, permettendogli di festeggiare il suo 18esimo compleanno insieme a parenti e amici e con tanto di foto sui social network, di fatto non è uno Stato di diritto: è uno Stato in cui la giustizia è morta. La nostra vicinanza oggi va ai familiari della vittima e al profondo dolore che inevitabilmente staranno provando in queste ore».

Francesco Della Corte venne aggredito il 3 marzo del 2018 all’esterno della metro di Piscinola. L’uomo, 52enne di Marano, era in servizio quando tre ragazzini lo accerchiarono: volevano portargli via la pistola di ordinanza. Francesco Della Corte oppose resistenza e venne brutalmente aggredito. Fu colpito ripetutamente con una spranga. Morì il successivo 15 marzo in ospedale. Per il suo omicidio sono stati arrestati tre ragazzi, che al momento della cattura avevano 15, 16 e 17 anni. Lo scorso 23 gennaio i tre, identificati grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza che ripresero la brutale aggressione, sono stati condannati  all’esito del processo di primo grado definitosi con la modalità del rito abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena: ciascun imputato ha rimediato 16 anni e 6 mesi di reclusione contro i 18 anni proposti dalla procura. La figlia del vigilante ucciso ha scritto una lettera indirizzata al giudice per esprimere la sua rabbia: «A chi gli ha accordato il permesso mi permetto di ricordare che di recente ho compiuto 22 anni ma non ho spento candeline e non ho avuto torte e regali. E lo sa perché? Perché chi oggi festeggia ha ucciso mio padre, la persona più importante della mia vita». Il legale dell’imputato finito al centro della bufera ha replicato: «Quelle foto non sono state postate dal mio assistito ma caricate da un parente a sua insaputa. Non c’era alcuna intenzione di offendere il dolore dei parenti della vittima, specie a pochi giorni dal processo d’appello», ha detto il penalista Nicola Pomponio.

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martedì, 10 settembre 2019 - 15:14
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