Fondi Lega, la Cassazione condanna solo Belsito: la mancata querela di Salvini salva Bossi e il figlio nel filone milanese

Belsito Francesco
Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega Nord

Appropriazione indebita dei fondi della Lega, il filone processuale milanese si chiude in via definita con una sola condanna: quella di Francesco Belsito, l’allora tesoriere del partito, nei confronti del quale aveva presentato querela il segretario della Lega Matteo Salvini. Cadono, invece, in via definitiva le accuse contro Umberto Bossi e suo figlio Renzo, che pure erano stati trascinati a processo: nella giornata di ieri (mercoledì 11 settembre), la Corte di Cassazione ha confermato per loro la sentenza della Corte di Appello di Milano, del 23 gennaio scorso, di non luogo a procedere: nei confronti di Bossi e del figlio, Matteo Salvini non aveva sporto querela, ragion per cui già in secondo grado si era evidenziata l’impossibilità di procedere ma la procura generale aveva presentato ricorso chiedendo agli ermellini che la querela di Salvini venisse estesa ‘d’ufficio’ anche contro il ‘senatur’ e il suo erede. Istanza bocciata. «E’ stata una pronuncia che ci aspettavamo perché era manifestamente infondata in punto di diritto la questione sollevata dalla Procura», ha commentato l’avvocato Domenico Mariani, che ha difeso Umberto Bossi

Il procedimento di Milano rappresenta un capitolo del filone genovese, in cui secondo l’accusa il partito aveva ottenuto rimborsi elettorali sai danni del Parlamento, tra il 2008 e il 2010, falsificando rendiconti e il bilancio. Quest’ultimo processo si è concluso con una sentenza della Cassazione dello scorso 6 agosto, che aveva giudicato prescritti i reati per Bossi e Belsito. In quel caso la Suprema Corte aveva annullato senza rinvio le condanne e le confische personali per entrambi. Belsito resta però responsabile di appropriazione indebita: per lui è attesa ancora la rideterminazione della pena in Appello. La confisca dei 49 milioni alla Lega è invece definitiva: per la restituzione del denaro che non è stato trovato (ad oggi la Finanza è riuscita a mettere le mani solo su un paio di milioni di euro), è stato trovato un accordo nel settembre dello scorso anno tra la procura di Genova e gli avvocati della Lega: la somma sarà restituita a scaglioni in rate da 100mila euro a bimestre. Con un piano di pagamenti da 600mila euro l’anno, la restituzione avverrà in 80 anni.

I procedimenti erano arrivati dopo le inchieste della Procure di Milano e Genova da cui emersero, oltre ad alcuni conti al ristorante, viaggi e persino cene di Natale, una serie di spese del partito per la famiglia Bossi. Queste ultime erano contenute in una cartella dalla scritta “The family”, che avrebbe contenuto anche i pagamenti per i corsi della laurea di Renzo Bossi.

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giovedì, 12 settembre 2019 - 14:29
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